Clima: Mediterraneo la regione più a rischio in Europa

ROMA. – Se la febbre della Terra non scenderà sarà a rischio un ampio spettro di attività nel Mediterraneo: dal turismo all’agricoltura, dalle attività forestali alle infrastrutture, dall’energia alla salute della popolazione. L’area mediterranea è la più vulnerabile d’Europa per le conseguenze dei cambiamenti climatici e a dirlo, per la prima volta, gli esperti dell’Ipcc che hanno esaminato rischi e possibili risposte su base regionale dell’aumento delle temperature. Nel focus sull’Europa spiegano che i cambiamenti del clima possono provocare “disparità economiche” all’interno del continente favorendo le regioni meno colpite dall’aumento delle temperature e “aggravando quelle più esposte come quella mediterranea”, appunto. Le proiezioni mostrano un possibile aumento di temperature in tutta Europa, un marcato aumento di piogge intense nel Nord e un calo significativo nel Sud; ondate di calore, periodi di siccità e consistenti precipitazioni, con rischio di inondazioni costiere e fluviali a causa dell’aumento del livello del mare. Molti beni culturali e siti di rilevanza storica potranno essere deturpati e alcuni paesaggi persi per sempre. E lo scenario peggiore proietta il rischio di perdita di vite umane, erosioni delle coste e danni alle infrastrutture. Il rischio c’è già all’attuale livello climatico (+0,61 gradi rispetto al periodo pre industriale) ed aumenterebbe inevitabilmente con l’innalzamento di 2 gradi e in prospettiva anche di 4 gradi, in assenza di politiche di adattamento. Fra i pericoli da temere, scarsità idrica proprio nel Mediterraneo per l’aumento della domanda di acqua per irrigazione, uso domestico e industriale a fronte di una riduzione di precipitazioni. Ad essere colpita quindi potrà essere l’agricoltura con un calo della produzione di cereali e corrono rischi di sete le zone di produzione del vino con conseguenze sulla qualità delle cultivar attualmente usate. Ondate di caldo possono incidere sulla salute delle persone e aumentare il rischio di incendi boschivi nell’area del Mediterraneo e nelle foreste boreali della Russia. Sos anche per le specie terrestri e marine e rischio di estinzione locale soprattutto sulle Alpi delle piante. L’impatto sul turismo comincerebbe in Sud Europa e in alcune aree sciistiche a bassa quota a partire dal 2050, secondo gli esperti. In Europa, i costi relativi a misure di adattamento per gli edifici e per rinnovare le difese da inondazioni aumenteranno in tutti gli scenari, dicono gli esperti sollecitando ad intervenire quanto prima.

 

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