La via di Renzi alle riforme, c’è la benedizione di Cameron

LONDRA. – “Lottare contro chi ha paura di cambiare”. E riformare l’Italia, per poter essere protagonisti nella sfida di “creare un’Europa diversa”. Matteo Renzi varca il portone nero al numero 10 di Downing Street. Realizza un “sogno” personale (“A dream”). E rilancia, forte dell’interesse e del “sostegno” del primo ministro inglese David Cameron, i suoi “ambiziosi” obiettivi. Portare a casa riforme delle istituzioni, del lavoro e della P.a. perché l’Italia possa essere capofila credibile nella “lotta contro la burocrazia” di Bruxelles e festeggiare entro il 2018 una disoccupazione sotto il 10%. Il campanello d’allarme del nuovo record di disoccupazione in Italia, risuona mentre Renzi è in volo per Londra. E’ la mancanza di lavoro “IL” problema in Italia, scandisce al suo arrivo. E sciorina i dati dell’impietoso confronto con i tassi di disoccupazione inglesi negli ultimi tre anni: uguali in partenza, a Londra scendevano, a Roma salivano a livelli “sconvolgenti”. E’ questa la ragione per cui bisogna “correre” per “recuperare la strada persa” e puntare a portare il tasso, nei prossimi “mesi, anni” da qui al 2018, sotto il 10%. La ricetta? Riforme, riforme, riforme. Delle istituzioni, non sotto minaccia di elezioni anticipate ma perché “se la politica non le fa è finita”. Del lavoro, abbandonando una ricetta “senza flessibilità” e “sbagliata”, per una maggiore “semplicità e rapidità”. Della P.a., sfrondando la burocrazia. Della sua ‘via alle riforme’ il premier parla agli imprenditori e finanzieri italiani (da Serra a Siniscalco) che incontra in mattinata in ambasciata. E racconta a David Cameron, che lo accoglie a pranzo a Downing Street e lo ascolta con interesse. In preparazione c’è il semestre di presidenza italiana dell’Ue. E Renzi illustra a Cameron, come già a Merkel e Hollande, la sua idea di proporre quello come il momento per discutere un “nuovo modello” di Unione europea. “We want a better Europe, not more Europe” (vogliamo un’Europa migliore, non più Europa), dice Renzi. E tocca le corde del partner più euroscettico. Cameron, che ha promesso in caso di rielezione un referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Ue, si vuole battere per “rimpatriare”, senza uscire dall’Unione, alcuni poteri da Bruxelles a Londra. C’è una distanza evidente, dunque, rispetto alla posizione italiana. Ma Renzi e Cameron riescono a trovare un comune denominatore nella lotta alla burocrazia che porti a un’Europa più “smart”. “Ci devono essere riforme a Bruxelles” e la presidenza italiana può essere “estremamente importante” nel mettere “crescita e lavoro” al centro, afferma il primo ministro britannico. Che ammette: “Matteo e io abbiamo divergenze, lui è di centrosinistra io di centrodestra” (svicolano ad esempio i due in conferenza stampa da una domanda sull’immigrazione), “ma entrambi siamo riformatori: c’è un’ottima alleanza per far sì che il Regno Unito rientri in un’Ue riformata”, dichiara. “C’è un’alleanza non ideologica, non confusa”, concorda Renzi, che definisce “cruciale” la presenza dell’Inghilterra in Ue.  “Sostengo l’impegno di Matteo per le misure ambiziose” che ha in programma, dice Cameron. “Renzi ha un’agenda impressionante”, dice anche David Miliband, il leader laburista che il premier incontra nel pomeriggio in ambasciata e con cui concorda di lavorare insieme dopo le europee per “riannodare i fili dei progressisti” a livello internazionale. In serata è previsto anche un incontro con Tony Blair. L’abbraccio, insomma, dei riformisti inglesi, prima di riprendere a tempo pieno il filo delle riforme in Italia. Perché se l’Italia non cambia se stessa, non si stanca di ripetere Renzi, non potrà ambire a cambiare l’Europa. (dell’inviata Serenella Mattera/ANSA)

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