Nato alza difese a Est. Stop cooperazione con Mosca

BRUXELLES. – La Nato torna a guardare a est e alza i toni. La Russia deve trovare una soluzione politica e diplomatica alla crisi in Ucraina e l’Alleanza spera che Mosca ci arrivi, ma ci crede poco e chiede ai militari di preparare i piani per una nuova Cortina di Ferro, mentre sospende “ogni collaborazione pratica militare e civile” con la Russia, fatte salve quelle in Afghanistan, dove si suppone che sia interesse di Mosca continuare a collaborare alla lotta antidroga e al “successo della missione comune”. Ma intanto quello dell’est, che sembrava un fronte dimenticato, è di nuovo la prima linea. I ministri degli Esteri dei 28 alleati riuniti a Bruxelles hanno deciso di dare mandato al comando militare (Saceur) di rafforzare il dispositivo di autodifesa: mezzi navali, aerei e di terra, “tutti quelli che servono, per tutto il tempo necessario”, saranno dispiegati là dove saranno necessari per rassicurare prima di tutto gli alleati. Che si mostrano compatti, nella dichiarazione finale che annuncia il rafforzamento della difesa sul fianco est e l’intensificazione della partnership con l’Ucraina, ma anche con Moldavia, Armenia e Azerbaijan. A Kiev – dove il Parlamento approva possibili manovre con paesi Nato e Ue – verranno mandati consiglieri per riorganizzare e modernizzare le forze armate, che saranno invitate a partecipare con ancora maggiore frequenza e intensità alle esercitazioni Nato. E altre esercitazioni, bi e multi-laterali con Paesi dell’Alleanza, Stati Uniti compresi, ci saranno in Ucraina nel corso dell’anno. Erano già programmate, e sono confermate. Nel corso della riunione però tornano ad emergere sostanziali differenze d’approccio. L’americano Kerry tuona che il territorio della Nato è “inviolabile”, che gli Usa sono “impegnati”, che l’Alleanza è “unita e forte”, è “pronta a difendere ogni singola parte” e “prende seriamente questo tentativo di cambiare le frontiere con l’uso della forza”. Ma fonti diplomatiche di Germania e Francia riferiscono che Berlino e Parigi vogliono evitare che la risposta della Nato possa suonare come una provocazione per Mosca. E Federica Mogherini, all’esordio alla ministeriale Nato, sottolinea – finendo per essere citata dallo stesso Kerry, oltre che dal polacco Sikorski e dal turco Davutoglu – l’appoggio alla linea della Nato e promette che l’Italia valuterà il suo eventuale contributo, ma afferma che l’azione “può essere una storia di successo se per l’Ucraina ci sarà un percorso politico che rafforzerà l’Ucraina stessa”. “La sfida più grande – dice all’ucraino Deshkhytsya – è il vostro successo”. Il rafforzamento del rapporto tra Nato e Ucraina passa per una lista di fornitura di materiali tecnici, ma anche per la condivisione di intelligenze. Un punto che appare particolarmente delicato. Mentre Mosca afferma di aver cominciato il ritiro delle truppe ammassate al confine e Angela Merkel sostiene di “non avere motivo di non credere” che sia vero, il segretario generale Rasmussen afferma diplomaticamente di “non poterlo confermare, purtroppo”. E nella riunione i militari rivelano che gli aerei-radar che controllano l’Ucraina non hanno visto segnali di ritiro. (Marco Galdi/Ansa)

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