Aereo sparito: caccia a scatole nere, corsa contro il tempo

Pubblicato il 04 aprile 2014 da redazione

BANGKOK. – Le speranze di ritrovare le 239 persone a bordo dell’aereo di Air Malaysia misteriosamente scomparso l’8 marzo sono tramontate da tempo. Quelle di individuare i resti del volo MH370 sono invece ancora vive ma il tempo stringe, tanto che ha preso il via una maxi-caccia alle scatole nere prima che le batterie degli apparecchi muoiano, portando con sé i segnali che ancora lanciano dal fondo dell’Oceano Indiano. Se non venissero ritrovate prima dell’ inizio della prossima settimana, sarebbe forte il rischio che siano perse per sempre. Nella zona 1.600 chilometri a ovest dell’Australia dove da alcuni giorni si concentrano le ricerche – inizialmente un migliaio di km più a sud – due navi appositamente predisposte stanno setacciando un percorso di circa 240 km lungo il quale, secondo nuovi calcoli della task force multinazionale di esperti, è più probabile che il Boeing 777-200 sia precipitato, verosimilmente per l’esaurimento del carburante. L’australiana “Ocean Shield” è dotata di una sonda di 35 chili capace di captare le emissioni acustiche delle scatole nere, in una zona dove i fondali sono profondi fino a 3 mila metri. Dato che le batterie degli apparecchi hanno una durata di circa un mese, si crede che l’autonomia rimasta possa non superare i tre giorni. Con una velocità di crociera di 5 chilometri all’ora, potrebbero essere necessarie quindi due giorni per un eventuale ritrovamento – sempre che i calcoli sul probabile punto di impatto del Boeing siano corretti. Se la ricerca non desse gli esiti sperati, la possibilità di ritrovare le scatole nere si ridurrebbe drasticamente ma non si spegnerebbe del tutto: un’altra nave della Marina australiana è attiva con un sonar per perlustrare il fondale, dove però eventuali resti dell’aereo rischiano ormai di essere mescolati ad altri detriti e quindi difficili da identificare. In una zona più ampia di circa 220 mila chilometri quadrati – circa tre quarti della superficie dell’Italia – sono operativi anche 14 aerei – 10 militari e quattro civili – con il compito di individuare eventuali resti galleggianti. Nell’ultima settimana ne sono stati recuperati centinaia, spesso su segnalazione dei satelliti, ma nessuno di essi apparteneva al volo MH370. L’aereo, partito da Kuala Lumpur alla volta di Pechino, ha cambiato misteriosamente rotta mentre sorvolava il Mar cinese meridionale, virando bruscamente verso ovest e perdendo i contatti con la torre di controllo. Dopo l’ultimo avvistamento da parte di un radar malaysiano, si desume ormai con certezza – grazie ai periodici allacciamenti con i satelliti – che abbia puntato ulteriormente verso sud, continuando a volare per altre sette ore in una zona di mare aperto. Anche un eventuale ritrovamento delle scatole nere potrebbe non chiarire il mistero: gli apparecchi contengono infatti le ultime due ore di registrazioni audio in cabina, e potrebbero quindi lasciare gli investigatori all’oscuro sui motivi di quelle virate e della disattivazione dei sistemi di comunicazione dopo le ultime parole “Buonanotte, Malaysian tre-sette-zero”. Dopo che le indagini sui 227 passeggeri non hanno evidenziato nulla di sospetto, le ricerche si concentrano tuttora sul passato dei 12 membri dell’equipaggio e in particolare sui due piloti. (Alessandro Ursic/Ansa)

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