Sottosegretario Giro in Venezuela: “Solidarietà e sostegno alla nostra comunità italiana”

Pubblicato il 08 aprile 2014 da redazione

CARACAS – E’ stata una missione assai delicata quella del sottosegretario Mario Giro. Molto più di quanto fosse dato supporre. E infatti se da una parte bisognava tener conto della lunga e positiva amicizia tra l’Italia e il Venezuela, dall’altra esistevano problemi reali che andavano affrontati con grande delicatezza. Era necessario far sentire il sostegno dell’Italia sia alle aziende italiane che, per quanto capaci di autogestirsi nei momenti di crisi, vanno comunque salvaguardate, sia ad una collettività che chiede all’Italia di non essere lasciata sola in un momento tanto delicato come quello attuale. Gli italiani che, soprattutto negli anni del secondo dopoguerra hanno scelto il Venezuela come seconda patria rappresentano una laboriosa comunità che ha dato e continua a dare un apporto molto positivo al paese ma che, al tempo stesso, non si è mai staccata completamente dall’Italia, come invece è accaduto in altre realtà. Oggi molti pionieri sono scomparsi ma restano i figli e i nipoti ad ingrossare una comunità molto attiva e, diremmo molto italo-venezuelana nel segno dell’integrazione e non dell’assimilazione. E’ ad essa che il sottosegretario agli Esteri, Mario Giro, d’accordo con la ministro Federica Mogherini, ha pensato nell’organizzare la sua visita nel Paese ed è a favore di questa che ha spezzato lance in ogni suo incontro con i rappresentanti del governo venezuelano.

La missione in Venezuela del sottosegretario Mario Giro è stata fitta di incontri in cui l’intreccio tra politica e diplomazia, come rare volte accade,  ha avuto il sopravvento sugli interessi economici anche se questi sono stati affrontati con i ministri Rafael Ramìrez e Jorge Giordani.

A conclusione della sua visita in Venezuela, il sottosegretario Giro ha fatto con la Voce un primo bilancio della sua missione.

Sottosegretario Giro, la sua visita in Venezuela, anche se assai breve, è stata fitta di impegni e di incontri con personalità di spicco del Governo Maduro. Potrebbe fare per i lettori della Voce un breve bilancio?

– La mia missione a Caracas ha avuto come obiettivo principale quello di stare vicino agli italiani in questo momento di difficoltà per il Paese. Ho sottolineato sia ai rappresentanti della collettività sia ai miei interlocutori istituzionali che l’Italia sarà sempre vicina al Venezuela – lo è stata nei momenti di tranquillità, quando il Paese cresceva e accoglieva migliaia di nostri connazionali – e lo è anche adesso, in questa fase delicata della storia venezuelana.

– Lei ha avuto incontri di carattere politico ed economico. Nell’ambito politico ha incontrato il ministro degli Esteri, Elìas Jaua, e il viceministro Calixto Ortega.  Qual è stata la reazione degli esponenti del Governo Maduro di fronte alla preoccupazione dell’Italia per quanto accade oggi in Venezuela? Cosa vi è stato detto circa la spirale di violenza che vive il Paese?

– I membri del governo che mi hanno ricevuto hanno apprezzato molto il fatto che io sia venuto qui per capire cosa succede nel Paese, ascoltare tutti e portare il nostro contributo per una soluzione alla crisi venezuelana. Ho spiegato loro che anche l’Italia nella sua storia ha vissuto momenti di grande drammaticità, momenti in cui il dialogo è venuto meno e la violenza imperversava. Solo con la volontà di tutti anche noi abbiamo saputo superare quelle fasi. Ho invitato le parti al dialogo e alla condanna della violenza: non si può costruire il futuro con la violenza. Bisogna creare invece un clima nuovo nel Paese, un clima in cui tutti si riconoscano come venezuelani e guardino al futuro di questo grande Paese assieme. L’Italia farà la sua parte: al Venezuela siamo particolarmente legati.

– Nell’incontro con la stampa avete parlato della disponibilità dell’Italia ad avere un ruolo nella mediazione tra Governo e opposizione. Il governo del Presidente Maduro non ha mai visto con simpatia – e lo ha anche espresso pubblicamente – mediazioni e mediatori internazionali. Cosa vi è stato detto?

– L’Italia può giocare un ruolo in quella che non è una vera e propria mediazione ma un’azione di facilitazione del dialogo tra le parti. Per ora abbiamo espresso il nostro appoggio alla missione dell’UNASUR e all’eventuale partecipazione della Santa Sede nel dialogo tra le parti. Ho anche offerto il nostro aiuto: vedremo cosa decideranno i venezuelani.

– La nostra collettività è da sempre molto integrata nel tessuto sociale del paese e non estranea a quanto accade nell’ambito politico. In seno ad essa vi sono simpatizzanti del governo e dell’opposizione, come è giusto che sia. E’ stato affrontato questo argomento? Avete spezzato lance a favore dei connazionali Enzo Scarano, ormai ex sindaco di San Diego, e Salvatore Lucchese, ex Direttore della Polizia dello stesso Comune, entrambi oggi in carcere? Cosa vi è stato detto?

– Innanzi tutto devo dire che sono rimasto molto colpito dal coraggio della nostra comunità e dalla loro resistenza in tempi così difficili. Vogliono restare e fare la loro parte. Posso anche dire che abbiamo espresso al Governo venezuelano la nostra preoccupazione per il fatto che alcuni nostri connazionali, come Scarano e Lucchese, persone conosciute e apprezzate nell’ambito della collettività, siano in stato di arresto. Ho chiesto la loro liberazione.

– Assieme ai rappresentanti delle aziende italiane, avete sostenuto incontri con i ministri dell’economia, quali sono state le conclusioni? Siete riusciti a fare qualche passo avanti per quanto riguarda la soluzione delle problematiche che interessano le nostre aziende? Avete affrontato il tema degli espropri, che da anni ormai reclama una soluzione? I nostri connazionali, non sempre proprietari di grandi aziende, attendono da ormai troppo tempo un indennizzo.

– Questa volta il tema degli espropri non è stato toccato, mentre invece nella mia ultima visita a novembre scorso l’ho trattato in modo costruttivo. L’agenda dei rapporti tra due Paesi è fatta da una ampia gamma di argomenti. Abbiamo parlato di sicurezza, di economia, di dialogo, del futuro del Venezuela e del contributo che l’Italia può dare a questo Paese. Abbiamo anche parlato delle difficoltà delle nostre imprese su cui speriamo presto di avere risposte.

– Lei riceverà, è quasi un dato di fatto, la delega per gli Italiani nel Mondo. Quali saranno le sfide che dovrà affrontare per svolgere al meglio il suo ruolo nell’ambito di una realtà così variegata e complessa come quella dell’Italia fuori l’Italia?

– Se, come credo, tale delega mi verrà effettivamente data sarò particolarmente lieto di occuparmi delle nostre comunità all’estero. Grazie alla delega per l’America latina ho avuto modo di conoscere in maniera approfondita la nostra comunità residente in Sudamerica, i loro problemi, le loro aspettative. Certo, la situazione in Italia da un punto di vista finanziario non è rosea, ma si farà il possibile per aiutare. Innanzi tutto faremo quest’anno le tanto attese elezioni dei COMITES come ha ricordato il Ministro Mogherini alla camera. Poi ho intenzione di coinvolgere il CGIE negli stati generali della lingua di ottobre prossimo. Inoltre vorrei pensare una nuova strategia per le nostre comunità: ne ho iniziato a discutere con gli eletti all’estero e lo farò anche con i COMITES.

– Le nostre Collettività sono sempre definite “i veri Ambasciatori dell’Italia all’estero” o considerate “una risorsa per il Paese”. Come crede che queste espressioni possano uscire dalla vaghezza delle belle parole e trovare reale concretezza? In un passato recente, la “spending-review” ha castigato severamente gli italiani all’estero. In particolare, coloro che vivono oltre oceano e non usufruiscono degli ammortizzatori sociali di cui godono per diritto i cittadini in Europa. Cosa pensa che si dovrebbe fare per assicurare assistenza ai nostri connazionali, per sviluppare la conoscenza della lingua e cultura italiana, e per evitare che realtà importanti come la nostra stampa periscano inghiottite dalla crisi economica che morde l’America Latina?

– Non ci sono soluzioni magiche ai problemi che viviamo. Un governo seriamente e rapidamente impegnato a risolvere la crisi del paese come quello del Presidente Renzi, ha ben presente che bisogna lavorare su alcune priorità. Gli italiani all’estero non saranno certo dimenticati. Il Governo si impegnerà, compatibilmente con le risorse a disposizione, a portare avanti una politica di valorizzazione delle nostre comunità che includa appunto un’attenzione particolare alla promozione della lingua e della cultura, al ruolo fondamentale della stampa all’estero, all’assistenza ai più bisognosi.

Mauro Bafile

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