Crisi Ucraina: Merkel delusa da Putin, attesa per vertice a 4

MOSCA. – E’ aggrappata a un vertice a quattro, tra Usa, Russia, Ucraina e Ue, probabilmente il 17 aprile a Vienna, la speranza di una soluzione diplomatica per la crisi ucraina. Ma all’orizzonte si profila più di qualche incognita, appesantita dalla delusione della cancelliera tedesca Angela Merkel, dalle condizioni poste da Mosca e dallo stesso scetticismo Usa. ”Su molti punti non si può percepire il contributo della Russia ad una distensione”, si è lamentata la Merkel, la leader occidentale finora più attenta a non rompere il filo con il Cremlino. “Devo dire che non abbiamo attesi forti per questi colloqui ma pensiamo che sia molto importante lasciare aperta questa porta diplomatica”, ha rilanciato la vice di John Kerry, Victoria Nuland: falco anti-russo, agli occhi di Mosca, del Dipartimento di Stato degli Usa. L’interrogativo più pressante è l’ultimatum lanciato dal ministro dell’interno di Kiev, Arsen Avakov, che ha dato 48 ore ai manifestanti filorussi per lasciare i palazzi del potere occupati nell’est ed evitare l’uso della forza, mentre arrivavano notizie di blindati alla periferia di Lugansk. Una eventualità che rischia di scatenare una ”guerra civile”, avverte Mosca. Monito condiviso dal ministro degli esteri Federica Mogherini: in Ucraina ”nel brevissimo periodo c’è il rischio, che è un rischio anche per noi, di un ulteriore deteriorarsi della situazione, il rischio di disgregazione del Paese e di guerra civile. Se non facciamo attenzione, come comunità internazionale e come governo di Kiev, ad evitare qualsiasi azione o reazione che alimenti la tensione, il rischio può diventare concreto”. Lo stesso presidente russo, Vladimir Putin, ha auspicato che il governo provvisorio di Kiev ”non faccia nulla di irreparabile”. Il leader del Cremlino ha detto anche di sperare che ”l’iniziativa del ministero degli esteri russo per migliorare la situazione (in Ucraina, ndr) abbia un esito positivo”. Dichiarazione che può sembrare un viatico al quadrilaterale della prossima settimana, ma che in realtà sottolinea le condizioni russe per l’incontro con il segretario di Stato Usa John Kerry, il ministro degli esteri ucraino Andrei Deschizia e la responsabile della diplomazia europea Catherine Ashton: portare al tavolo della trattativa anche i rappresentanti del russofono sud-est ucraino e la riforma costituzionale per dare loro più poteri. Lo ha chiarito bene il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov: ”Vogliamo capire lo scopo della convocazione dell’incontro. Questa è una crisi politica interna e quelli che sono ora al potere a Kiev devono invitare tutte le regioni, tutte le forze politiche ad iniziare un dialogo sulla costituzione, sulla lingua e su tutti gli altri aspetti”. ”Se questo incontro si concentrerà sull’invito alle autorità ucraine a non aspettare che le regioni sud-orientali perdano la pazienza, come già succede ora, e a chiedere che parlino con queste regioni, allora sosterremo tale iniziativa”, ha spiegato. ”Ma se invece diranno ‘sedetevi al tavolo e dategli il gas a basso prezzo’, allora probabilmente non avrà senso”, ha aggiunto. E il gas russo resta una spada di Damocle su Kiev, dopo che Putin ha minacciato di fornirne solo in volumi pagati con un mese di anticipo, se falliranno gli ulteriori negoziati sul prezzo.