La sfida di Obama, userò potere per cambiare le cose

NEW YORK. – “Ora ho io il potere di cambiare le cose, e vi prometto che lo useroò fino in fondo”: è la sfida di Barack Obama, che rilancia con grande vigore la lotta alle ineguaglianze sociali in America. Ed è la promessa di un presidente al suo secondo mandato che non ha più nulla, o quasi, da perdere, rinnovata nel giorno in cui si celebrano i 50 anni del Civil Rights Act, pietra miliare dei diritti civili in America. Da quella legge – presentata da John Fitzgerald Kennedy nel 1963 e varata da Lyndon Johnson un anno dopo – nulla fu più come prima. Lo stesso Obama ricorda come egli stesso e sua moglie Michelle – primi inquilini afroamericani alla Casa Bianca – siano il simbolo di quella svolta: “Oggi senza quelle lotte e quell’eredità non sarei qui”. Il presidente americano si commuove ricordando i pionieri di quella lotta per le libertà civili che si batterono e morirono per un’America più giusta. Ad onorarli ad Austin, in Texas, ci sono anche gli ex presidenti Bill Clinton, George W.Bush e Jimmy Carter. L’intervento di Obama è uno dei più ispirati degli ultimi tempi. Parlando di Johnson ricorda la sua “volontà di ferro” e il suo coraggio nel portare avanti quella battaglia di civiltà, lui che era “l’uomo bianco più potente” e che veniva dal sud degli Stati Uniti, dove il razzismo era più radicato. “Johnson usò il suo potere per realizzare un vero cambiamento. E questo dovrebbe essere il compito di ogni governo”, perché ancora oggi – sottolinea Obama – la società americana continua ad essere alle prese con divisioni e discriminazioni legate non solo alla razza, ma anche al sesso o alla religione di appartenenza. La lotta contro queste ingiustizie non può dunque fermarsi: “Milioni di persone della mia generazione sono state nella posizione di prendere quel testimone che Johnson ci ha passato. Dunque siamo in debito”. Obama respinge con forza la tesi di chi dice che razzismo e discriminazione sono un qualcosa di molto difficile da estirpare con la politica, perché ancora radicati nel Dna di molti. Il suo messaggio è che arrendersi o far finta di niente sarebbe inaccettabile. E in questo contesto si colloca l’offensiva che la Casa Bianca sta lanciando con una serie di decreti che – bypassando le resistenze di un Congresso diviso – sono volti a migliorare le condizioni di lavoro di molti (vedi la battaglia per alzare il salario minimo) e a combattere le discriminazioni sul lavoro, come quelle che devono ancora oggi subire le donne pagate peggio degli uomini. Del resto le cifre parlano chiaro: la recessione ha aumentato le diseguaglianze, penalizzando soprattutto le persone di colore ma anche le donne. E se nel 2007 il tasso di disoccupazione dei neri era del 9% rispetto al 4,4% dei bianchi, oggi è salito al 12,4% contro il 5,8% dei bianchi. Una situazione che per Obama non si può tollerare. E un messaggio che il presidente invia a quelle minoranze che lo hanno fortemente sostenuto nel 2008 e nel 2012 e che il partito democratico spera si mobilitino nuovamente in vista delle delicatissime elezioni di metà mandato del prossimo novembre. (Ugo Caltagirone/ANSA)