Bloccata asta con cimeli di Hitler e Goering a Parigi

PARIGI. – Una foto di Adolf Hitler stimata tra i 100 e i 200 euro e il passaporto di Hermann Goering per 5.000 euro. Un centrino ricamato con le iniziali del Fuehrer, un mobile con incisa la svastica, e argenteria, servizi da tavola in porcellana, libri e manoscritti. Dopo le numerose proteste la vendita all’asta di oggetti appartenuti ai nazisti in programma a Parigi il prossimo 26 aprile alla fine non si farà. L’annuncio aveva provocato un’ondata di polemiche da parte delle associazioni ebraiche che avevano chiesto l’intervento del ministro della Cultura, Aurelie Filippetti, per bloccare la vendita. Il Conseil des ventes volontaires (Cvv), l’autorità di regolamentazione e sorveglianza delle vendite pubbliche, l’unico a poter sentenziare sul caso, ha annunciato che la casa d’aste ha deciso di ritirare i lotti degli oggetti nazisti incriminati. “Sono felice per questa decisione – ha detto la ministra, che aveva fatto pressioni a sua volta presso il Cvv affinchè l’asta venisse annullata – Era necessaria al rispetto della storia e della morale”. Su iniziativa della casa d’aste Vermot de Pas, erano stati messi all’incanto una quarantina di pezzi provenienti dalle residenze di Hitler e del suo ministro Goering nelle Alpi bavaresi, sequestrati dai militari francesi della seconda divisione del generale Leclerc il 4 maggio 1945 a Berchtesgaden (nel sud della Germania). “Avevo 25 anni e ho preso a casaccio le cose che mi piacevano di più dal treno di Goering (carico di oggetti rubati e bloccato alla stazione di Berchtesgaden dagli americani all’inizio di maggio, ndr.)”, ha raccontato uno dei quattro venditori, 93 anni, che tra i cimeli ha conservato un album di Lucas Cranach del XIX/o secolo offerto come regalo di compleanno al generale tedesco e stimato tra i 1.000 e i 2.000 euro. Non si è fatto attendere domenica scorsa l’appello ai poteri pubblici del Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia (Crif) per fermare la vendita: “Questi oggetti recano offesa alla memoria delle vittime della barbarie nazista – ha detto il Crif -. Fare commercio pubblico di questo tipo di oggetti non fa che conferire ad essi un valore simbolico malsano”. In precedenza anche il Bureau national de vigilance contre l’antisemitisme (Bnvca) aveva chiesto di vietare la vendita, definendola “oscena”. “Questi oggetti – sosteneva l’associazione ebraica – non hanno nulla a che vedere né con l’arte né con la cultura”. Yves Salmon, responsabile della vendita intitolata ‘Bottini di guerra della 2/a D.B. nel maggio 1945 al Berghof d’Hitler’, ha tuttavia assicurato di avere avuto l’avallo del Cvv che aveva “confermato che gli oggetti potevano essere venduti a condizione che quelli con la svastica non venissero esibiti”. Una parte del ricavato sarebbe andato in beneficienza all’Unione dei deportati di Auschwitz. (Aurora Bergamini/Ansa)