La giornata politica: Oggi la sfida del premier è anche quella del Pd

Pubblicato il 15 aprile 2014 da redazione

ROMA. – Silvio Berlusconi è riuscito a limitare i danni. L’affido ai servizi sociali potrà ferire il suo orgoglio ma è sufficientemente mite da garantirgli, come ammettono i suoi, la possibilità di fare campagna elettorale. E la cena a palazzo Chigi con Matteo Renzi ha rinforzato il patto del Nazareno. Non è solo questione di immagine. Con il Rottamatore, il Cavaliere ha quella sintonia personale che consente di investire sul futuro politico dell’accordo. In altre parole, Berlusconi si è ricollocato al centro del patto di sindacato delle riforme: non ne detiene, naturalmente, la golden share (quella è in mano al premier), però è un contraente decisivo e legittimato. Resta insomma il leader dell’opposizione, a dispetto del caos di questi giorni che ha investito Forza Italia. E c’è persino chi non esclude che possa avere un rinnovato futuro politico: come dice Marina Le Pen, ”resta un osso duro”. Del resto il terreno dell’intesa, le riforme, è quello decisivo. Giorgio Napolitano non si stanca di sottolinearlo. Il Quirinale non ha avuto nessun ruolo nell’accordo dei due perché ormai si è usciti dalla fase dei governi del Presidente, ma è naturale che la profonda revisione costituzionale in agenda non possa che passare per la più ampia condivisione delle regole. Pur da posizioni di debolezza, il leader azzurro è riuscito ancora una volta – facendosi ricevere dal presidente del Consiglio – a mettere pressione ad Angelino Alfano e alla sinistra del Pd i cui ruoli finiscono per essere marginalizzati. Il che è interesse anche di Renzi: in vista delle elezioni europee Alfano e Cuperlo non possono che allinearsi al timoniere. Massimo D’Alema ha tradito il disappunto per la piega presa dagli eventi con una battuta al curaro sulla giustizia ”a velocità variabile” (”chi è povero va in galera anche per reati minori”), ma ha comunque ammesso che il minor peso del Cav apre una strada in discesa per le riforme. Renzi è riuscito a gestire questo passaggio delicato con abilità: sa bene che al suo governo non ci sono alternative, a parte le elezioni. Non a caso Cuperlo ha gelato i malumori della minoranza democratica sottolineando che oggi la sfida del premier è anche quella del Pd: da un successo alle europee tutti hanno da guadagnare. Non è chiaro se ciò significhi un passo indietro sulla richiesta di rivedere la riforma del Senato e quella del lavoro, ma l’impressione è che alla fine la dissidenza antirenziana dovrà piegarsi ad un accordo interno con la maggioranza del partito. A palazzo Madama il capogruppo Zanda ha garantito il rispetto dei tempi e la presidente della commissione Affari costituzionali Finocchiaro che non saranno accettati atteggiamenti dilatori. I veri problemi per il Rottamatore rischiano di venire dalla manovra economica. Bankitalia ha avanzato molti dubbi sulle coperture individuate con la spending review nel 2015: Forza Italia parla del pericolo di una manovra correttiva, nel Pd si attende di sapere dove si andranno a trovare esattamente i soldi per finanziare gli 80 euro al mese per i redditi fino a 25.000 euro e il taglio dell’Irap. La stessa partita delle nomine, promossa dalla stampa anglosassone, è stata invece accolta con diffidenza dalla Borsa. Un puzzle che Beppe Grillo cerca di mandare all’aria accusando Renzi di rinviare tutto a dopo il 25 maggio per puri motivi elettorali. La linea del leader a 5 stelle è quella di dimostrare che il premier resta espressione dei poteri forti e occulti, quelli della P2 che inquina l’Italia e che sono stati denunciati con il fotomontaggio di Auschwitz che ha scatenato tante polemiche. Grillo dice che la denuncia non è stata capita o è stata distorta per interessi di parte, ma il suo senso era chiaro: quello di attaccare il fascismo strisciante che, a suo avviso, si sta impadronendo poco a poco dell’Italia con la complicità dell’asse Renzi-Berlusconi-Napolitano. Grillo chiede l’abolizione di Equitalia, ”gabelliere medievale” e si dice sicuro che l’Italicum non passerà ”perché si sono resi conto che al ballottaggio andrà il M5S e non Fi”. Un fatto è certo: i sondaggi sono ormai concordi nel segnalare il sorpasso del M5S su Forza Italia, e questo è un elemento che Renzi non può sottovalutare. (di Pierfrancesco Frerè/Ansa)

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