Una Collettività che non si piange addosso

Attenzione e interesse. Due parole, scandite con insistenza alla ‘Voce’ prima dal Sottosegretario agli Esteri, Mario Giro, durante la sua missione in Venezuela, e, poi, dalla delegazione di parlamentari eletti nella nostra Circoscrizione, che ha visitato recentemente il Paese. Attenzione e interesse che denotano un diverso atteggiamento dell’Italia nei confronti del Venezuela e della nostra Collettività. Peccato che a provocarlo siano stati la morte di Roberto Annese a Maracaibo, le condanne a 10 mesi di carcere per il Sindaco e il capo della Polizia del Comune di San Diego, Enzo Scarano e Salvatore Lucchese e gli arresti, dall’inizio delle proteste ad oggi, di 36 giovani con passaporto italiano; una cifra questa, resa nota dall’Ambasciatore Serpi, che non tiene conto di tutti gli italo-venezuelani.

Le proteste e la repressione, talvolta brutale, durano ormai da 2 mesi. Barricate, bombe lagrimogene, echi di spari, bande di motorizzati armati che seminano il terrore, mezzi blindati anfibi in strada e in piazza, contingenti della Polizia Bolivariana e della Guardia Nazionale. Sono diventati parte della quotidianità. E preoccupano, nella scacchiera della diplomazia internazionale, le ripercussioni che le fibrillazioni in Venezuela potrebbero avere nel delicato assetto politico latinoamericano. Si teme l’effetto dominò, specialmente in quei paesi in cui la crisi economica morde con forza.

La presenza di giovani italo-venezuelani da una parte e dall’altra delle barricate, e di politici di rilievo che militano nei due schieramenti, dimostrano, qualora ce ne fosse ancora bisogno dopo 50 anni di vita in Venezuela, quanto profonde siano le radici dell’integrazione in questa ‘tierra de gracia’.

Numerosi sono stati fino ad oggi gli appelli mossi da venezuelani agli organismi internazionali, a governi e parlamenti di altri paesi. In un mondo globale la solidarietà internazionale riesce alcune volte a facilitare soluzioni pacifiche laddove i conflitti rendono difficile il dialogo tra le parti in causa. Ne è palese dimostrazione  la mediazione di Unasud e  del Vaticano.

Non c’è quindi da stupirsi se, nel corso dell’incontro con i nostri parlamentari che si è svolto nel Centro Italiano Venezolano, la nostra comunità ha espresso con sincerità e coraggio il timore, la preoccupazione ed anche la rabbia per quanto sta accadendo in Venezuela. Non si deve confondere la passione con la disperazione, l’emotività con una perdita di controllo. La richiesta legittima di un intervento diplomatico e politico prudente ma fermo non si può confondere con  la supplica indecorosa di “italiani piagnoni”.

I nostri emigrati, approdati in Venezuela nell’immediato dopoguerra, hanno vissuto di tutto. Non solo il dolore che rappresenta essere obbligati dalle circostanze a cercare altrove ciò che la madrepatria nega, ma anche i rigori della dittatura militare, gli anni di piombo della guerriglia, le crisi economiche e istituzionali, gli scioperi generali, i tentativi di ‘golpe’. Anche nei momenti di maggior sconforto non hanno mai perso la propria dignità.

Oggi ci tocca vivere una nuova prova. Le parole di Pasquale Giannelli, industriale di successo, e quelle di Franco Castiglione, ex presidente del Centro Italiano Venezolano e della Federazione delle Associazioni Italo-venezuelane, al pari di quelle di tanti altri, esprimono il malessere e l’angoscia di chi vive nel Paese in questa congiuntura. Palesano il dramma del genitore che non può proibire al figlio di scendere in strada a difendere gli ideali in cui crede, a prescindere dallo schieramento in cui milita.

Le visite del Sottosegretario agli Esteri, Mario Giro, e quella degli eletti all’estero hanno avuto il potere di ravvivare la speranza nel futuro del Venezuela. La Collettività si attende dall’Italia una presenza attiva; che assuma un ruolo da protagonista nella mediazione tra Governo e Opposizione perché sogna, per i propri figli, un paese prospero economicamente, tollerante politicamente e all’avanguardia socialmente.