Bueno: “E’ nostro dovere fare qualcosa per il Venezuela”

Pubblicato il 16 aprile 2014 da redazione

CARACAS – “Abbiamo deciso, di comune accordo, di redigere un unico documento. Ed è giusto che sia così. In questo momento, dobbiamo agire uniti. Poi si deciderà cosa fare. Io sono membro sia della Commissione Affari Esteri che del Comitato per i Diritti Umani. Sono due strutture molto importanti; due spazi particolari dove non solo presenterò il documento  ma nelle quali spiegherò cosa sta accadendo in Venezuela. Farò un’esposizione e una proposta anche all’Unione Interparlamentare, che unisce Camera e Senato. Cercheremo, inoltre, di coinvolgere i parlamentari europei”. Parla adagio, con quella musicalità che solo chi è nata o ha vissuto tanti anni in Brasile riesce ad imprimere alle parole. L’On. Renata Bueno, eletta in Brasile nelle file dell’Usei, spiega alla ‘Voce’ le prossime azioni che intende portare avanti a seguito della sua visita in Venezuela in seno alla missione dei parlamentari eletti nella circoscrizione America Meridionale.

– A volte le donne, grazie alla loro sensibilità, riescono a cogliere dettagli, particolari che sfuggono ad altri. Qual è stata l’impressione che porta in Italia a conclusione di questa sua visita in Venezuela?

– Noi, donne in politica – ci spiega -, forse riusciamo a cogliere meglio gli aspetti più umani. Io ho già partecipato ad altre missioni in America Latina. L’ho fatto, ad esempio,  in Brasile e in Bolivia. Il Venezuela mi ha ricordato quanto visto in altri Paesi,  ci sono alcune realtà che non si possono accettare: violenza, ingiustizie e sofferenze vanno affrontate e combattute. E’ nostro dovere intervenire, fare qualcosa per il Venezuela.

Sottolinea che con la sua presenza in Venezuela vuole inviare un messaggio di vicinanza, di solidarietà “ai tanti connazionali e ai tanti italo-venezuelani che sono stati arrestati, a quelli ancora in stato di fermo e a quelli condannati”.

– Insomma – prosegue -, un messaggio per tutti coloro che, in vario modo hanno sofferto e soffrono per quel che accade nel Paese.

Echi e sensazioni. Mentre le proteste, per la prossimità della Pasqua, vanno scemando, è ancora forte in seno alla Collettività il ricordo del vivace incontro con i parlamentari avvenuto nel Centro Italiano Venezolano. La Collettività, come è stato espresso da tanti connazionali, spera in un intervento della Madrepatria. E’ per questo che chiediamo:

– Cosa può fare l’Italia per facilitare un dialogo tra Governo e Opposizione?

– Ci sono varie proposte – spiega -. Ad esempio, c’è quella di promuovere una iniziativa popolare per promuovere la formazione di un governo di larghe intese che coinvolga esponenti dell’opposizione. Questo sarebbe un passaggio meno violento di altri. Oggi il problema, a nostro avviso, è che il Governo non riesce a sostenersi solo. Ha necessità di aiuto. Il popolo, i cittadini, nel frattempo, soffrono. E noi dobbiamo guardare sempre agli interessi dei cittadini.

Riferendosi, poi, alla nostra Collettività, sottolinea che essa “è sempre stata protagonista nella costruzione della storia del Venezuela”.

– L’Italia – prosegue rispondendo alla nostra domanda – può aiutare portando un messaggio di pace; esercitando pressioni sul governo venezuelano. In Europa, purtroppo, non si parla molto della realtà latinoamericana e venezuelana.

– Certo, le preoccupazioni sono altre. L’attenzione, ora, è rivolta all’Ucraina, più vicina all’Italia di quanto possa esserlo il Venezuela.

– Sì, è così – ammette -. Ed è giusto che sia così. Ma noi che siamo parlamentari eletti nella circoscrizione America Meridionale abbiamo il dovere di far conoscere al Governo ciò che accade in Venezuela e studiare le azioni pertinenti per aiutare il Paese; per venire incontro alle necessità della nostra Collettività. Credo che assieme riusciremo a cambiare le cose. L’Italia, che ha già fatto tanto per altre nazioni, certamente potrà aiutare il Venezuela.

Ricorda, quindi, l’appuntamento con Maria Corina Machado:

– E’ stato un incontro privato – precisa, per poi aggiungere:

– E’ una donna veramente ‘in gamba’. Credo che non avrebbe dovuto essere espulsa dal Parlamento perché ha soltanto difeso le sue idee che, a mio avviso, vanno rispettate. Oggi la sua storia e’ rimbalzata sulla stampa mondiale. Credo che come parlamentari dobbiamo difendere la libertà di espressione di altri parlamentari in altri paesi. Dobbiamo contribuire alla pacificazione del Paese.

– Quali difficoltà, lei donna e giovane,  ha dovuto affrontare per superare le vestigia di una cultura “machista” per alcuni versi ancora presente nel Parlamento Italiano?

– In Parlamento – ci spiega – a volte ci si imbatte con una mentalità “machista”. Ma io ho le idee molto chiare. So ciò che devo fare e tiro dritto per la mia strada. Vado avanti.

E conclude:

– In Italia mi preoccupo di difendere gli interessi degli italiani che vivono all’estero, e in particolare  in America Latina. Lo faccio indipendentemente dai colori e le appartenenze politiche . Questa è la mia missione; la ragione della mia presenza in Parlamento.

Mauro Bafile

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