Mondiali: aumenta rischio violenza, esercito pronto

RIO DE JANEIRO. – ”Il Brasile è davvero in grado di ricevere i Mondiali di calcio?”. E’ la domanda che più rimbomba, tra gli abitanti del gigante sudamericano, dopo l’ennesimo episodio di caos e furia avvenuto la notte scorsa a Copacabana, una delle principali cartoline postali di Rio de Janeiro, meta costante di migliaia di turisti, anche stranieri, in qualsiasi epoca dell’anno. A 50 giorni esatti dall’inizio della Coppa del mondo, non si placa la tensione sociale nel Paese verde-oro. Tanto che il governo è già pronto a usare le forze armate, ovunque sorga un focolaio di rivolta. Messe da parte le preoccupazioni per i ritardi nella consegna degli stadi – un cruccio che assilla più che altro la Fifa – a mantenere alto l’allarme sono soprattutto i pericoli rappresentanti dalla violenza urbana nelle città sede del torneo iridato, dove, tra meno di due mesi, sono attesi milioni di tifosi da ogni parte del pianeta. A turbare le autorità di Rio è in particolare il fatto che i disordini siano sempre più frequenti proprio in ‘favelas’ già ”pacificate” dall’intervento dell’esercito: un’ulteriore conferma della fragilità del programma di ‘bonifica’ avviato nel 2008 in alcune delle aree più pericolose, tradizionalmente in mano al narcotraffico, per rendere più sicura la metropoli in vista dei Mondiali alle porte e delle Olimpiadi del 2016. Il dilemma sicurezza non è comunque una prerogativa solamente della ‘Cidade Maravilhosa’: nelle ultime settimane, violenti proteste si sono intensificate anche a San Paolo, megalopoli che il 12 giugno ospiterà la gara inaugurale della Coppa, tra Brasile e Croazia. Ieri, per esempio, 34 autobus sono stati incendiati da criminali pesantemente armati nella zona di Osasco. L’esecutivo della presidente Dilma Rousseff – che con i Mondiali si gioca anche la rielezione a un secondo mandato, il prossimo ottobre – deve poi fare i conti con la minaccia di sciopero delle polizie dei vari Stati dove si svolgeranno le partite. In 48 ore di paralisi, la settimana scorsa a Bahia, sono stati commessi 52 omicidi nella sola capitale, Salvador, accompagnati da un’ondata di di furti, rapine e saccheggi. Resta costante, infine, il rischio di nuovi cortei di piazza, come quelli avvenuti nel giugno scorso, durante la Confederations Cup, a espressione del malcontento popolare per i costi faraonici affrontati nell’organizzazione dei Mondiali.