Nozze gay: Vargas Llosa contro vescovi Perù, “trogloditi”

LIMA. – Mario Vargas Llosa si scaglia contro la Chiesa peruviana sui matrimoni gay. E scatta il botta e risposta. Lo scrittore e Premio Nobel per la Letteratura ha criticato in termini molto duri l’opposizione della Conferenza Episcopale del suo paese all’introduzione di unioni civili fra omosessuali, e i vescovi hanno risposto con una severa dichiarazione nella quale accusano l’autore di “arrogarsi il diritto di essere il guardiano della coscienza altrui”. Tutto è iniziato domenica scorsa, quando la stampa locale ha pubblicato un articolo di Vargas Losa – riprodotto anche in altre testate europee e sudamericane – titolato, significativamente, “Uscire dalla barbarie”, nel quale lo scrittore, noto per le sue posizioni liberali, sosteneva che il disegno di legge sulle nozze gay attualmente in discussione nel Parlamento di Lima rappresenta “l’opportunità di fare un altro passo avanti sul cammino della cultura della libertà, lasciandoci dietro una delle forme più estese e praticate della barbarie, cioé l’omofobia”. Dopo aver ricordato che la riforma conta sull’appoggio di partiti di destra e sinistra, del ministero della Giustizia, l’Ombudsman, delle Nazioni Unite e di organizzazioni come Amnesty International, Vargas Llosa ha sottolineato come i vescovi peruviani l’hanno respinta con un “comunicato cavernicolo e di una ignoranza crassa”, nel quale dicevano che l’omosessualità è “contraria all’ordine naturale” e rappresenta “un’attentato alla dignità umana” nonché “al sano orientamento dei bambini”. Fino a poco tempo fa, ha aggiunto lo scrittore, una riforma di questo tipo sarebbe stata impossibile a causa della “ferrea influenza che esercitava il settore più troglodita della Chiesa cattolica sull’opinione pubblica, in materia sessuale”, a causa della quale l’espressione dell’omosessualità era una pratica “rischiosa, clandestina e vergognosa, perché chi osava rivendicarla apertamente era vittima di un linciaggio pubblico immediato”. Dopo aver ricordato la celebre frase di Papa Francesco – quando interrogato sui gay ha risposto “Chi sono io per giudicarli?”- Vargas Llosa sostiene che questo tipo di atteggiamento “implicava una serie di cose positive che stanno tardando ad arrivare”, il che dispiace a chi vede che la Chiesa si “sta confinando nei margini retrogradi” della società per la sua “testarda adesione a una tradizione intollerante e dogmatica”. In un breve comunicato, i vescovi peruviani hanno replicato che “insultare ed offendere chi esprime con rispetto la propria opinione, in un paese nel quale esiste la libertà di espressione, solo perché non si è d’accordo con queste idee, non dà autorevolezza all’interlocutore, soprattutto quando il dottor Vargas Llosa si arroga il diritto di essere il guardiano della coscienza altrui, attività che supera le sue competenze”. “La vera democrazia sta nel dialogare con rispetto: l’intolleranza e l’insulto alimentano una violenza della quale soffriamo già dimostrazioni abbondanti. Favorire la pace, nel rispetto mutuo e la libertà è ciò che rende veramente nobile una persona”, aggiungono i membri della Conferenza Episcopale.

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