Turchia: genocidio, gelo armeni su condoglianze Erdogan

ANKARA. – La stampa governativa turca ha parlato di un gesto ‘storico’, salutato come ‘positivo’ da Usa e Europa, ma la grande comunità armena nell’anniversario dell’ inizio del genocidio del 1915 ha reagito con freddezza alle ‘condoglianze’ offerte ieri per la prima volta ai nipotini delle vittime dei massacri dal premier di Ankara Recep Tayyip Erdogan. Il presidente dell’Armenia Serzh Sarksyan, nel messaggio commemorativo del 99mo anniversario, non ha fatto nemmeno un accenno alle parole di cordoglio di Erdogan. Che però non si é scusato per la Turchia e non ha ammesso la realtà del “genocidio”. Un gesto insufficiente, ha detto Charles Aznavour, uomo simbolo della diaspora armena. Sarksyan ha invece duramente denunciato il fatto che la Turchia continui a rifiutare “nel modo piu’ assoluto” di riconoscere che il massacro di un milione e mezzo di cristiani armeni da parte della Turchia ottomana é stato un “genocidio”. “La negazione di un crimine ne costituisce il prolungamento. Solo il riconoscimento e la condanna possono prevenirne la ripetizione in futuro” ha tuonato. Le relazioni fra Erevan e Ankara sono gelide. I due paesi, divisi oltre che dal contenzioso sul genocidio anche dal conflitto del Nagorno Karabah fra l’Armenia e l’Azerbaigian, turcofono e sunnita, alleato della Turchia, non hanno relazioni diplomatiche. La frontiera e’ chiusa. Un tentativo di disgelo é fallito nel 2010. Segno però dell’evoluzione delle mentalità in Turchia ci sono state anche oggi come ogni anno dal 2010 commemorazioni a Istanbul, in parallelo a quelle di Erevan e di altre capitali del mondo. Mentre da Washington e Bruxelles sono arrivate parole di apprezzamento per il gesto di Erdogan. Il presidente Usa Barack Obama ha evitato anche quest’anno, rileva la stampa turca, di parlare di “genocidio” per non ferire l’alleato turco preferendo il termine armeno di “Meds Yeghern” (Grande Calamita) per ricordare “una delle peggiori atrocità del XX secolo”. Diffuso dalla presidenza del governo turco in ben nove lingue, un altro fatto senza precedenti, il messaggio di Erdogan sembra rivolto soprattutto alla comunità internazionale, nel tentativo di migliorare l’immagine oggi disastrosa del premier turco. Per Aznavour, Erdogan “cerca di presentarsi come un uomo presuntamente ‘aperto'”, senza però cambiare nulla della posizione turca sulla strage degli armeni, deportati e massacrati nell’ultimo periodo dell’Impero Ottomano perchè sospettati di poter collaborare con il nemico russo. Per alcuni analisti il ‘gesto’ di Erdogan potrebbe essere collegato con le imminenti elezioni presidenziali. Il ‘sultano’ di Ankara aspira ora alla prima carica dello stato, e ha iniziato a lanciare segnali distensivi verso alcune minoranze etniche, curdi e armeni in particolare. C’é inoltre la scadenza del 2015, quando le commemorazioni del centenario del genocidio si prevede scateneranno grandi celebrazioni in tutto il mondo, e pressioni sulla Turchia, perché finalmente riconosca la realtà del primo genocidio dei tempi moderni, pochi anni prima dello sterminio degli ebrei da parte della Germania nazista. (Francesco Cerri/ANSA)