Ucraina: Obama stringe le sanzioni prendendo di mira gli amici di Putin

Pubblicato il 28 aprile 2014 da redazione

NEW YORK. – Nuovo pesante botta e risposta tra Usa e Russia sull’Ucraina: il presidente Barack Obama ha dato un ulteriore giro di vite alle sanzioni contro Mosca, prendendo esplicitamente di mira anche “la cerchia ristretta del presidente Putin”, come ha sottolineato la Casa Bianca. E anche l’Ue si prepara a fare altrettanto, nelle prossime ore, contro 15 nuovi nomi. Ma Mosca non pare affatto intimidita e anzi, con tono di sfida, si è detta pronta ad una “risposta” che “sarà dolorosa per Washington”. Con un nota in cui si accusa la Russia di “indiscutibile coinvolgimento nelle recenti violenze nell’Ucraina orientale”, il portavoce della Casa Bianca ha annunciato che è stato disposto il congelamento dei beni e il divieto di visto per gli Usa a sette alti funzionari governativi russi. Nel mirino finiscono anche 17 aziende, tra cui diverse banche, i cui beni negli Usa vengono congelati, e altre 13 che non avranno più la possibilità di cooperare con aziende americane, mentre saranno negate le licenze di esportazione di alta tecnologia Usa “che possa contribuire alle capacità militari russe”. Tra le personalità prese di mira da Washington spicca il presidente del colosso petrolifero pubblico Rosneft, Igor Sechin, consigliere di Putin da lunga data. “E’ un alto apprezzamento della efficacia del nostro lavoro”, ha commentato sarcastico Sechin. Nella lista c’è anche un vice premier, Dmitri Kozak, e un vice capo di gabinetto di Putin, Vyacheslav Volodin. La risposta del Cremlino non si è fatta attendere: “Certamente risponderemo”, ha replicato a stretto giro il viceministro degli esteri Serghiei Riabkov, e “siamo certi che tale risposta avrà un effetto doloroso per Washington”. Nel frattempo, a Bruxelles, anche gli ambasciatori dei 28 governi della Ue hanno dato il via libera alla ‘fase due bis’ delle sanzioni contro la Russia, ovvero misure che prevedono il congelamento di beni e divieto di viaggio per altre 15 persone. La nuova lista sarà resa nota a breve, e dovrebbe comprendere 9 russi e 6 crimeani. “La comunità internazionale è unita nell’affermare che la Russia deve cessare il suo intervento illegale e le sue azioni provocatorie in Ucraina”, ha sottolineato la Casa Bianca, affermando che gli Usa “lavorando strettamente con i loro partner, sono pronti ad imporre maggiori costi alla Russia”. Tuttavia, nell’amministrazione Obama sembra esserci divergenza di vedute sulla dinamica delle sanzioni. Alcuni vorrebbero che colpissero tutti i settori dell’economia russa, mentre il presidente preferisce procedere assieme alla Ue, che invece è più recalcitrante. Secondo quanto ha scritto il New York Times, il Segretario al tesoro, Jacob Lew ed altri hanno esortato alla cautela, sostenendo che ulteriori sanzioni senza il sostegno Ue potrebbero gravare eccessivamente su aziende Usa senza peraltro ottenere il risultato sperato. Un altro fronte sostiene invece che gli Usa dovrebbero andare comunque avanti con sanzioni più pesanti, che poi l’Europa seguirebbe. Mosca non sembra comunque preoccuparsi più di tanto. Le sanzioni Usa, ha affermato Andrei Belousov, consigliere economico del Cremlino, “difficilmente avranno seri effetti nel breve termine, nella prospettiva annuale”. E la Borsa di Mosca sembra dargli ragione, visto che ha chiuso in sensibile rialzo, con +1,63% per l’indice Micex e +1,95% per l’indice Rts. Intanto, sul campo, nell’Ucraina orientale la tensione continua a salire, mentre sette osservatori dell’Osce continuano ad essere detenuti dai miliziani filorussi, a Sloviansk. A Karkhiv, dove almeno 14 persone sono rimaste ferite in disordini vari, il sindaco, Ghennadi Kernes, è stato gravemente ferito in un agguato. Allo stesso tempo, i filorussi che si sono impadroniti dal 6 aprile della sede dei servizi segreti di Lugansk hanno annunciato la creazione della “Repubblica popolare di Lugansk” annunciando anche un referendum per l’11 maggio.

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(ANSA) - WASHINGTON, 15 DIC - La Casa Bianca manda segnali per far sapere che vede il Muro occidentale di Gerusalemme (il Muro del pianto) come parte di Israele, alla vigilia della visita del vicepresidente Usa Mike Pence nella regione. Benche' precisino che i confini definitivi della citta' santa devono essere definiti dai negoziati israelo-palestinesi, i dirigenti della Casa Bianca contattati dall'Ap escludono fondamentalmente qualsiasi scenario che non mantenga il controllo di Israele sui luoghi sacri dell'ebraismo.

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