La giornata politica: Silvio Berlusconi alza il tiro contro il Quirinale e la Meerkel

ROMA. – Preoccupato per i sondaggi negativi, Silvio Berlusconi alza il tiro contro il Quirinale e la Germania di Angela Merkel con una scelta oltranzista che guarda con ogni evidenza al grande bacino degli indecisi e dei delusi. Può essere che, come dice Fabrizio Cicchitto, questa linea unisca gli estremisti più che i moderati, ma un fatto è certo: mai l’area grigia del non voto e del dubbio aveva abbracciato circa il cinquanta per cento del corpo elettorale. Il che significa che un numero imponente di cittadini finora non è stato conquistato da nessuna ricetta. Ed è perlomeno dubbio che lo possa essere dal moderatismo, in assenza di reali risultati sul fronte della ripresa economica. Ciò spiega la fretta di Matteo Renzi di mettere rapidamente molta carne al fuoco e allo stesso tempo la strana convergenza di Beppe Grillo e del Cavaliere nel contendersi quello che sostanzialmente potrebbe essere considerato un voto in libera uscita, cioè la tentazione di spedire a Bruxelles un forte segnale di protesta premiando i candidati euroscettici, ma senza mettere in discussione governo e maggioranza. Tuttavia è da dimostrare che l’ennesima bordata berlusconiana all’indirizzo del Colle e del presunto disegno tedesco di rilanciare la ”Grande Germania” egemone in Europa possa fare breccia in un elettorato sempre più disincantato. Lo scivolone, non si sa quanto involontario, sulla rimozione della memoria storica dei lager da parte del popolo tedesco, giudicato nauseante dal candidato del Ppe alla presidenza della commissione Ue Juncker, è stato prontamente corretto come una ”strumentalizzazione” della sinistra europea: ma non sembra tagliato – a differenza del passato – per favorire un riavvicinamento del tradizionale elettorato azzurro. Quanto alle critiche a Napolitano, che avrebbe mancato al ”dovere morale” di concedergli la grazia motu proprio, l’impressione è analoga: non è la prima volta che Berlusconi attacca il capo dello Stato (accusato di aver tramato con Fini per la caduta del suo ultimo governo), ma il copione non ha sortito effetti positivi per Fi. Del resto si tratta di critiche molto simili a quelle di Grillo, con la differenza che il Cavaliere è stato tra coloro che hanno premuto per la riconferma del presidente della Repubblica. Secondo il Pd, Berlusconi alza il livello dello scontro per arginare il collasso di Forza Italia (Andrea Martella). Però conferma l’intesa con Renzi: lo dipinge quasi come un alter ego che potrebbe trovare ospitalità in Forza Italia. Un abbraccio mortale che il Rottamatore respinge con decisione semplicemente ignorando le boutade dell’avversario. L’obiettivo del premier resta quello di dimostrare ai cittadini, prima del voto europeo, che la svolta è possibile: per farlo è naturalmente necessario ottenere dal Parlamento un voto prima di quella data. Così, dopo un consulto al Quirinale, Renzi ha aperto ad alcune modifiche significative sull’eleggibilità di secondo grado del Senato che potrebbero accontentare i suoi oppositori nel Pd. Non a caso Pierluigi Bersani promuove la disponibilità del Rottamatore, dicendo che tocca a tutto il Pd trovare una soluzione equilibrata (in modo da lasciare una via d’uscita a Vannino Chiti promotore del disegno di legge parallelo a quello del governo). Gianni Cuperlo, con realismo, fa sapere che il partito non può fallire e ammette che nella minoranza ci sono tanti affluenti diversi. Come a dire che in assenza di compattezza, si dovrà trovare il modo di firmare la pace per non favorire i partiti concorrenti. Palazzo Chigi esclude recisamente che nei prossimi mesi sia necessaria una manovra correttiva per finanziare gli 80 euro in busta paga e il taglio dell’Irpef, ma intanto lavora a potenziare la spending rewiew. La vera preoccupazione è sempre l’astensionismo e l’area della protesta. Grillo accusa Renzi di essere un ”figlio della troika”, di avere un accordo con Napolitano e perfino con Berlusconi per far fuori i 5 stelle ed è convinto di poter puntare a diventare il primo partito italiano: nel qual caso il M5S chiederebbe subito le dimissioni del capo dello Stato ed elezioni anticipate. (di Pierfrancesco Frerè/Ansa)