Bufera su Berlusconi. Merkel, assurdo. Juncker nauseato

Pubblicato il 28 aprile 2014 da redazione

BERLINO. – Bufera europea su Silvio Berlusconi. Dopo le prime accuse dei socialisti nei giorni scorsi, Angela Merkel ha definito oggi quelle sui tedeschi e i campi di concentramento parole ”assurde”. Il capolista del Ppe Jean-Claude Juncker si dice disgustato, il liberale Guy Verhofstadt definisce addirittura l’ex presidente del Consiglio un euroscettico. Berlusconi si difende accusando la sinistra europea di speculare e a Juncker risponde: sono amico degli ebrei e dei tedeschi, sono ostile soltanto a una austerità controproducente. Aver ignorato i lager nazisti é l’accusa più grave che si possa rivolgere a un tedesco. Ma il governo di Angela Merkel ha scelto una formula retorica per esprimere indignazione di fronte all’ennesimo attacco di Silvio Berlusconi: affermare che per la Germania i campi di concentramento non siano mai esistiti è “talmente assurdo che il governo non commenta”. E’ invece Juncker, il candidato alla Commissione europea per il Ppe, ad attaccare il leader di Fi in modo diretto: “Sono nauseato chieda scusa ai tedeschi”. L’ex cavaliere affida la controreplica, in serata, a un comunicato, sostenendo di essere “amico dei tedeschi”, oltre che del popolo ebraico. Tutto il resto è solo “speculazione della sinistra europea – argomenta – io sono ostile soltanto all’austerità”. La sua conclusione, in questa nuova bufera che imbarazza il Ppe in piena campagna elettorale, in un’intervista a Piazzapulita: “non devo scuse né a Israele, né ai tedeschi”. Oggi le parole di Berlusconi sono state riprese dai maggiori organi di stampa tedeschi: “E’ tornato”, ha scritto la Faz, “Più Italia meno Berlusconi, per favore”, ha titolato la Sueddeutsche Zeitung. E si è scatenato anche un dibattito interno fra gli alleati di governo: i socialdemocratici reclamano infatti una posizione più netta della cancelliera, in sostanza di espellere Berlusconi dal Ppe. “Voglio dire solo una cosa per il governo tedesco – ha risposto a Berlino il portavoce Steffen Seibert – le affermazioni fatte sono talmente assurde che il governo non le commenta”. Inutile provare a sollecitare qualche parola in più: Berlusconi non è più il premier italiano, e a Berlino si sottolinea che “la Germania lavora con l’Italia nel modo più stretto e amichevole possibile, e così continuerà ad essere”. No comment anche sulla controversa vicenda dello slogan elettorale antitedesco: quello poi ritirato da FI che ha chiarito “più Italia e meno Germania” in Europa non è la formula ufficiale. “Non commento neppure i manifesti elettorali di altri Paesi”, chiosa il portavoce del governo. Le parole di Seibert hanno sollevato però nuovi malumori nell’SPD: per il vice Thorsten Schaefer-Guembel non può andar bene “che Merkel taccia per ragioni di partito sulle mostruose illazioni dell’ex premier italiano”. La leader della Cdu “non può scansare il colpo abbassando la testa, ma deve contrapporsi chiaramente ai rimproveri di Berlusconi”. Ma se il governo tedesco è ancora una volta prudente nel commentare le dichiarazioni che arrivano dall’Italia – già in passato l’Esecutivo Merkel aveva tentato di evitare di fomentare polemiche con Berlusconi reagendo in modo asciutto alle critiche contro l’austerity – il partito della cancelliera ha promesso di sollevare il problema a Bruxelles: “Berlusconi va fermato, la saggezza dell’età non si manifesta. Porteremo la questione nel Ppe”, ha detto un responsabile. E in effetti adesso spetta al partito popolare europeo la delicata gestione delle parole sull’Olocausto: alle prese con un testa a testa con i socialdemocratici che candidano Martin Schulz alla presidenza della Commissione, attaccato ancora una volta da Berlusconi che in passato gli suggerì di fare il “kapò” di un lager nazista in un serial televisivo. Juncker, il candidato del partito popolare, non ha mostrato esitazioni: “Le dichiarazioni di Berlusconi mi hanno nauseato. Gli chiedo di ritirarle immediatamente e scusarsi con i sopravvissuti dell’Olocausto e con i cittadini della Gernania”.  (Rosanna Pugliese/ANSA)

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