Eni: Scaroni lascia con utile in calo del -15%

ROMA. – L’ultima trimestrale di Paolo Scaroni alla guida dell’Eni mostra l’utile in calo, ma la Borsa premia il gruppo petrolifero (+2,95%, meglio del +2,15% dell’indice FtseMib), che è comunque riuscito a contenere la flessione con risultati migliori delle attese. Nel primo trimestre del 2014 l’utile netto si è fermato a 1,3 miliardi, in calo del 15,6% rispetto allo stesso trimestre del 2013 e più o meno allo stesso modo è andata per quello adjusted (vale a dire in assenza di componenti straordinarie) a 1,19 miliardi (-14,3%). Scaroni, nella nota, parla di “risultati solidi in un mercato ancora difficile” e sottolinea in particolare il “buon andamento” della divisione Esplorazione e produzione, proprio quella guidata dal suo futuro successore (il cambio della guardia è previsto per l’assemblea dell’8 maggio) Claudio Descalzi. In realtà anche questo fondamentale settore ha chiuso con un calo del 21% dell’utile netto adjusted a 1,3 miliardi, ma non per una flessione della produzione di idrocarburi, che viceversa è aumentata dello 0,6% rispetto allo scorso anno e del 2,5% sull’ultimo trimestre 2013. A pesare, dunque, sono il prezzo del petrolio (-3,9% il Brent) e il rafforzamento dell’euro (+3,7%). L’altra voce positiva del bilancio è quella del settore Gas & Power, che chiude con un utile adjusted di 157 milioni, contro la perdita di 141 milioni. In questo caso, il contributo determinante è arrivato dalla rinegoziazione del contratto a lungo termine con la norvegese Statoil: la nota dolente delle vendite di gas, infatti, resta in tutta la sua gravità, con una flessione dell’11%. Le voci che fanno da zavorra, invece, sono un po’ sempre le stesse: particolarmente grave appare la situazione della divisione Refining & marketing, la cui perdita netta adjusted ammonta a 159 milioni, circa il triplo sul primo trimestre 2013. Il settore appare “penalizzato dal continuo deterioramento dello scenario di raffinazione e della domanda di carburanti”: le vendite di prodotti petroliferi sul mercato italiano sono infatti scese ancora (-12%) a 1,45 milioni di tonnellate. Anche il settore Ingegneria e Costruzioni ha registrato un calo del 26,9%, per effetto dei minori margini delle commesse in fase di completamento. In difficoltà è anche la chimica, con Versalis, che a causa della “perdurante debolezza della domanda di commodity plastiche” registra una perdita netta adjusted in peggioramento da 58 a 75 milioni. Per quanto riguarda infine le principali difficoltà che il nuovo management si prepara ad affrontare in giro per il mondo, nel corso della conference call è emerso che per il 2014 non è attesa alcuna produzione in Kashagan e che non è ancora possibile dire quando riprenderà a marciare il grande giacimento kazako (qualcosa di più si saprà a giugno): in ogni caso, ha assicurato Descalzi, l’Eni “sarà in grado di compensare”. La Libia, inoltre, presenta una situazione ancora “volatile” anche se, ha affermato Descalzi, “ci siamo comportati abbastanza bene”. In Iraq, malgrado i mille problemi “ci sono opportunità”, “è un Paese molto importante”. Con Gazprom, infine, è “business as usual”, tanto che Saipem si è aggiudicata un nuovo contratto da 400 milioni di euro per il South Stream. Nessuna anticipazione, invece, sulle future priorità: Descalzi ha preferito non rispondere, assicurando che prima ne parlerà con gli altri membri del nuovo cda.

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