Reporters Without Borders, italiani tra eroi informazione

NEW YORK. – Stampa e coraggio: ci sono due italiani nella top 100 degli eroi dell’informazione compilata ogni anno dall’organizzazione internazionale Reporters Without Borders. Lirio Abbate e Pino Maniaci sono entrati in una lista che include molti nomi da paesi in guerra e del terzo mondo e, tra gli occidentali, Julian Assange e i due giornalisti che hanno pubblicato i segreti della Nsa, Glenn Greenwald e Laura Poitras. Abbate, corrispondente dalla Sicilia dell’Espresso e della Stampa dopo anni all’Ansa, è un esperto di crimine organizzato e da anni vive sotto scorta di polizia, “ma le minacce di morte e la sua presenza nella lista nera di Cosa Nostra non lo hanno intimidito”, si legge nella motivazione dell’inclusione. Maniaci è il proprietario, direttore e conduttore della “piccola stazione televisiva antimafia” Telejato da un appartamento di Partinico. Ex imprenditore edile, nel 2009 e’ finito sotto processo per aver lavorato illegalmente come giornalista: “Per fare questo mestiere servono palle d’acciaio, non una tessera”, lo cita Reporters Without Borders. La lista e i profili sono stati pubblicati in vista della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa il 3 maggio. “Attraverso il loro coraggio e il loro attivismo questi cento eroi aiutano a promuovere la libertà di cercare, ricevere e impartire informazioni e idee attraverso i media come si legge nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”, afferma Rwb in un comunicato: “Sono un esempio”. La lista comprende uomini e donne di tutte le età da 65 nazioni. Il più giovane, Oudom Tat, ha 25 anni e lavora in Cambogia, il più anziano è il 75enne pakistano Muhammed Ziauddin. Un quarto vengono dall’Asia-Pacifico, venti dal Medioriente e Nord Africa, otto dall’Europa. Iran, Russia, Cina, Eritrea, Azerbaijan, Messico e Vietnam hanno ciascuno almeno tre nomi. L’elenco include Anabel Hernandez, autrice di un bestseller sulla collusione in Messico tra politici e criminalità organizzata, Hassan Ruvakuki, imprigionato per 15 mesi in Burundi per aver intervistato capi di un gruppo ribelle, e Gerard Ryle, capo dell’International Consortium of Investigative Journalists, che ha contribuito alla nascita del giornalismo investigativo globale. C’è Anche Assange nella lista: il fondatore di Wikileaks non è da tutti ritenuto un giornalista. Il coraggio è il minimo comune denominatore. In Uzbekistan, le autorità non hanno avuto esitazioni a torturare Muhammad Bekzhanov per estorcergli la confessione, mentre in Eritrea, fanalino di coda per il settimo anno consecutivo nella classifica della libertà di stampa nel mondo, Dawit Isaac è in carcere da 13 anni. (Alessandra Baldini/ANSA)

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