L’emigrazione e l’immigrazione in Giovanni XXIII

ROMA – E’ in libreria con il doppio marchio delle Edizioni San Paolo e delle Paoline. “Papa Giovanni, il Santo”. L’opera, scritta da Marco Roncalli, saggista che da oltre vent’anni si occupa della figura di Giovanni XXIII, rilegge questa volta la biografia del pontefice, inseguendo il filo rosso della santità. Specialista affidabile, l’autore, risponde per la prima volta, sul numero di Aprile di Migranti-press – ad alcune domande su temi affrontati anche nel nuovo libro, riguardanti il legame fra Angelo Giuseppe Roncalli, ora San Giovanni XXIII e l’immigrazione. Roncalli ha approfondito la vita del papa  e afferma che il tema migratorio è presente nella sua parabola umana e  spirituale a partire “addirittura dall’infanzia”.

“Si tratta di immagini – spiega nell’intervista a Raffaele Iaria – di sequenze delle quali è stato certamente testimone. Va ricordato che anche dalla sua area di provenienza verso la fine dell’Ottocento  la vicina Bosnia, la Francia o il Belgio o più tardi il porto di Genova, dove imbarcarsi su un piroscafo con un biglietto di terza classe per varcare l’Atlantico e arrivare negli Stati Uniti d’America o in Argentina a ritentare un’altra vita in una nuova terra promessa dove potersi sfamare e fuggire la povertà assoluta e la pellagra. Più tardi la tentazione di emigrare toccò anche alla famiglia Roncalli, me lo ricordava mio nonno Giuseppe, fratello del papa… Così come accadde ad altre famiglie di Sotto il Monte e dei paesi vicini”.

Nella lunga intervista Marco Roncalli sottolinea i rapporti con gli emigrati che Roncalli stabilisce quando egli stesso si fa migrante nei Balcani e sulle rive del Bosforo, nel decennio in Bulgaria, nel successivo in Turchia, ma anche in Grecia, prima come visitatore poi come delicato apostolico, e poi come nunzio apostolico a Parigi. “Pensi che quando andava a Roma alloggiava proprio   al Collegio, il Pontificio Collegio dei Sacerdoti per la Emigrazione Italiana in via della Scrofa al 70, lo stesso dove alloggiava Bergoglio prima di diventare papa”. Nei diari del futuro santo i riferimenti a tanti poveri emigranti non mancano. Talvolta – dice Marco Roncalli –  prima di assumere decisioni in aree degradate, ad esempio prima di immaginare la costruzione di una cappella, scriveva “è doveroso assicurarsi se questi fedeli rimarranno o invece non cercheranno terra migliore e più feconda dove trasmigrare”.

Il giornalista ricorda alcune lettere di Roncalli quando era Nunzio a Parigi in difesa degli emigrati italiani e richiama l’Enciclica “Pacem in terris” che ribadisce il diritto di emigrazione e di immigrazione. Vi si legge: “Ogni essere umano ha il diritto alla libertà di movimento e di dimora nell’interno della comunità politica di cui è cittadino; ed ha pure il diritto, quando legittimi interessi lo consiglino, di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse. Per il fatto che si è cittadini di una determinata comunità politica, nulla perde di contenuto la propria appartenenza, in qualità di membri, alla stessa famiglia umana; e quindi l’appartenenza, in qualità di cittadini, alla comunità mondiale”. “Cose – dice Marco Roncalli – che qualcuno fatica a capire ancora oggi”. (Migrantes online /Inform)

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