Al carcere di Yare III il giovane Mantovani

CARACAS – Il Giudice Pablo Fernando Mora, del “Tribunal 41 de Control”, ha confermato lo stato di fermo di Javier Alessandro Manguilo Mantovani, il giovane italo-venezuelano catturato  dalla Guardia Nazionale mentre, con l’irruenza dei suoi 18 anni, protestava nel quartiere di Santa Fe, dove abita. E ne ha deciso la reclusione nel pericoloso carcere di Yare III. E’ questa la prima conseguenza della restrittiva interpretazione, data dall’Alta Corte, all’Art. 68 della Costituzione che stabilisce che “i cittadini hanno diritto a manifestare pacificamente e senza armi, senza altri requisiti se non quelli che stabilisce la legge”. Il “TSJ”, invece, ha deliberato che la libertà di manifestazione non costituisce un “diritto assoluto”. Quindi, ogni manifestazione di protesta deve essere autorizzata e può essere repressa dalle Forze dell’Ordine. Insieme a Javier Alessandro sono stati arrestati e inviati alle carceri di Yare III (maschile) e INOF (femminile) anche Aíran de Araujo 23 anni, Joaquín Roca 45 anni, Betania Farrera 22 anni, Javier Manguilo 18 anni,Marcos Torres 20 anni,José Manuel Tabares Vergara 18 anni,Jefferson PiñateAliyer, Gabriel Pacheco e Jhonny Hinojosa.

La decisione shock del “Tribunal 41 de Control” non ha precedenti nella storia repubblicana e democratica del Venezuela. Da oggi in avanti chiunque protesti, anche se “pacificamente e senza armi”, potrà essere arrestato e rinchiuso in quelle carceri che ospitano rei confessi, assassini e delinquenti incalliti.

Il giovane italo venezuelano è studente di Ingegneria Elettrica presso l’Università Simòn Bolìvar. E, stando a chi lo conosce, con un ottimo rendimento accademico. La sua famiglia è assai nota e stimata nella Collettività. Il nonno materno, Francesco Mantovani, è milanese mentre la nonna, Maria Anna Ferrari, è nata ad Arrienzo, in provincia di Caserta. La madre, Gabriella, è nata invece a Caracas ma è in possesso anche della cittadinanza italiana.

Javier Alessandro Manguilo Mantovani è accusato di istigazione e possesso di artefatti esplosivi e incendiari (non è stato specificato però quali). Un’accusa pesante che, comunque, mai prima d’oggi era stata castigata col carcere preventivo.

La sorprendente decisione del Giudice Pablo Fernando Mora ha indignato la nostra Collettività che, ora, spera in un intervento della nostra diplomazia. Non appena sono venuti a conoscenza del caso i rappresentanti dell’Ambasciata e del Consolato si sono immediatamente attivati. La nostra Ambasciata ha precisato, però, che il giovane Mantovani non è giuridicamente in possesso di cittadinanza italiana mentre, a tutti gli effetti, è spagnolo dal lato di padre.

In questi momenti in cui nella nostra comunità si alternano sentimenti di angoscia, rabbia e impotenza, si spera, comunque in un fermo intervento della nostra diplomazia che tenga conto della delicatezza del caso e dei riflessi umani a prescindere dagli aspetti puramente burocratici e strettamente giuridici. Intervento, questo, che verrebbe a coadiuvare quello che, ci auguriamo realizzi da parte sua la diplomazia spagnola. Non è nessun segreto che nelle carceri venezolane la vita e l’incolumità personali siano fortemente a rischio. Ecco perché non è esagerato affermare che, quello del giovane italo-venezuelano, possa essere considerato quasi un caso di “vita o di morte”. Nella migliore delle ipotesi sarebbe un’esperienza che segnerebbe per sempre la sua vita con riflessi psicologici importanti.