1 maggio: Napolitano, allarme lavoro, ora riforme

ROMA. – Questo primo maggio purtroppo ha un nome: si chiama “allarme lavoro”. E per provare a frenare la disoccupazione – gravissima al sud quella giovanile e femminile – c’è una sola strada: realizzare il massimo delle riforme, discutere ma poi decidere e mostrare tutti (sindacati per primi) “coraggio e innovazione”. Non ha nascosto la propria personale angoscia Giorgio Napolitano per i terribili dati sulla disoccupazione in Italia. E ha lanciato un appello alla ragionevolezza di tutti nella giornata che celebra il lavoro spiegando senza peli sulla lingua che oggi più che mai ” si impongono riforme razionalizzatrici, dal mercato del lavoro al sistema tributario, e politiche severe di impiego trasparente e produttivo del denaro pubblico, incidendo su sprechi, corruzione, privilegi e parassitismi”. Sulla stessa lunghezza d’onda Matteo Renzi che proprio contro la burocrazia sta lavorando in questi giorni. Il premier ha dovuto constatare però che la gravità della malattia che affligge l’Italia non si può curare in un solo mese. Resta comunque un monito chiarissimo, quello del presidente della Repubblica. Napolitano da un lato ha pungolato Governo, forze sociali e Parlamento a sbrigarsi, dall’altro sembra fornire una sorta di ‘endorsement’ alle linee guida per la riforma della pubblica amministrazione illustrata ieri dal presidente del Consiglio. Misure che hanno proprio l’obiettivo di cercare di semplificare la barocca struttura normativa italiana. “Non è facile ‘slegare’ questo Paese da lacci inutili e anacronistici” e “soprattutto, non lo si fa in un giorno e nemmeno in un mese”, ha premesso il presidente del Consiglio in una lettera al quotidiano ‘Europa’. Ma bisogna farlo e senza cadere negli errori del passato, per esempio cedendo all’impulso di decidere attraverso “estenuanti trattative” o seguendo “i tempi lunghissimi della politica tradizionale”. Bisogna infatti sì discutere ma alla fine decidere, gli ha fatto eco il capo dello Stato probabilmente pensando alle difficoltà che sta incontrando in Parlamento – ma anche dentro il Pd – il cammino del decreto Lavoro. Il presidente della Repubblica – ha spiegato lo stesso Napolitano celebrando al Quirinale la festa del lavoro – non si esprime “sul merito” dei provvedimenti all’ordine del giorno: ma l’emergenza è tale che sul tema del lavoro, anche se “il confronto è fisiologico e il dissenso pienamente libero di esprimersi”, si deve tener ben presente che ”le scelte conclusive non possono tardare a lungo”. E il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, lasciando il Quirinale, ha confermato che il Governo non ha nessuna intenzione di rallentare sul Jobs act: “questo Governo si è distinto per l’impegno a fronteggiare la spirale recessiva in atto, assumendo con responsabilità decisioni forti, volte a dare segnali concreti di ripresa e stimolare, in modo significativo, una nuova crescita dell’economia”, ha spiegato assicurando che sul Jobs act l’esecutivo andrà avanti con decisione essendo un provvedimento “importante”, tra l’altro presentato all’Europa, che va “nella direzione della semplificazione e chiarimento delle norme”. Infine dal presidente non è mancato un invito al cambiamento diretto alle organizzazioni sindacali: “i sindacati hanno un ruolo essenziale”, ha premesso Napolitano. Ma oggi, nel momento di crisi, sono chiamati “a concorrere alla ricerca di soluzioni solidaristiche e innovative coraggiose e determinate”. (Fabrizio Finzi/ANSA)

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