Usa: crisi più lontana, disoccupati ai minimi dal 2008

NEW YORK. – La ripresa americana si lascia alle spalle il “freddo inverno” che ha condizionato l’attività economica. E riparte cercando di dimenticare la crisi e lasciando sperare in un’accelerazione nei prossimi mesi. Gli Stati Uniti creano in aprile 288.000 posti di lavoro e il tasso di disoccupazione è sceso al 6,3%, ai minimi da sei anni: era infatti dal settembre 2008, il mese del fallimento di Lehman Brothers e prima dell’elezione di Barack Obama, che non scendeva così in basso. Un dato, quello americano, che si contrappone a quello europeo: nell’area euro la disoccupazione in marzo è all’11,8% (invariata da dicembre) e nell’Unione Europea al 10,5%. Nel Vecchio Continente ci sono 25,7 milioni di persone, inclusi 5,3 milioni di giovani, senza lavoro. E l’Italia, in questo contesto registra un primato negativo: dopo Cipro e Olanda, è stato il paese che ha registrato il maggior aumento della disoccupazione, salita dal 12 al 12,7%. Realtà quindi diverse sulla due sponde dell’Atlantico. Ma, scendendo nel dettaglio dei dati americani, la fotografia scattata dal Dipartimento del Lavoro non è così rosea come potrebbe apparire a prima vista. Il calo del tasso di disoccupazione riflette l’uscita dalla forza lavoro di 800.000 americani: il tasso di partecipazione, infatti, è sceso al 62,8%, ai minimi degli ultimi 36 anni. Da qui lo scetticismo di Wall Street, che non festeggia i buoni dati procedendo debole. Soddisfatta la Casa Bianca: il presidente Barack Obama osserva come l’occupazione nel settore privato sia ormai in crescita da 50 mesi consecutivi, con 9,2 milioni di posti di lavoro creati. Ma non bisogna compiacersi, anzi è necessario rafforzare gli sforzi: ”non bisogna mollare. Dobbiamo fare di più. Dobbiamo mantenere alta l’attenzione sulla creazione di occupazione. Io farò il possibile” afferma Obama nel corso della conferenza stampa congiunta con la cancelliera Angela Merkel. I due leader insieme hanno rappresentato le due ricette della crisi: da un lato Obama con la crescita come priorità e pronto ad aiuti per rilanciarla, dall’altra parte Merkel, considerata da molti in Europa come il volto dell’austerity. Gli analisti si mantengono cauti sul dato del lavoro di aprile: c’è bisogno di altre rilevazioni in questo senso per poter dire che il trend di crescita ha accelerato. I dati, in ogni caso, sembrano confermare che le rilevazioni del primo trimestre sull’economia americana sono state viziate dall’inverno rigido, che ha rallentato l’attività economica con il pil cresciuto dello 0,1%. E inoltre non sembrano destinati a cambiare la politica della Fed: anche se il tasso di disoccupazione è sceso al 6,3%, ovvero sotto la soglia del 6,5% identificata in precedenza dalla Fed e poi accantonata, il dato conferma l’esistenza di problemi sul mercato del lavoro. Nonostante i miglioramenti, infatti, il calo del tasso di partecipazione conferma il trend che preoccupa il presidente della Fed, Janet Yellen, ovvero un deterioramento della condizione dei disoccupati da lungo tempo, coloro le cui chance di rientrare nel mercato del lavoro si affievoliscono, creando un problema strutturale difficile da affrontare.

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