Ucraina: sangue a Sloviansk. Mosca, pace Europa a rischio

Pubblicato il 05 maggio 2014 da redazione

MOSCA. – Ancora sangue a Sloviansk, bastione del separatismo filorusso nell’est ucraino, dove combattimenti sempre più pesanti allungano la scia delle vittime di questa guerra civile che secondo Mosca mette ormai a rischio la pace dell’Europa. Il bilancio provvisorio è di quattro militari uccisi e una trentina di feriti tra le fila governative e di una decina di morti e 20-25 feriti nel campo avverso, civili compresi. I ribelli hanno abbattuto anche un elicottero, un Mi-24, il terzo dalla ripresa del blitz di Kiev: in questo caso però i piloti sono sopravvissuti e sono stati salvati dai loro compagni. Intanto si moltiplicano i moniti e le iniziative diplomatiche per fermare la spirale delle violenze nel Donbass, cuore industrial-minerario (russofono) del Paese. Il ministero degli esteri russo ha chiesto a Kiev di ”porre fine allo spargimento di sangue, ritirare le truppe e mettersi finalmente al tavolo delle trattative per avviare un dialogo normale sulle vie per una soluzione della crisi”. E ha ammonito che ”sta maturando una catastrofe umanitaria nelle città assediate, dove si avverte la mancanza di medicinali e inizia l’interruzione nell’approvvigionamento alimentare”. Lo stesso ministero russo ha pubblicato un Libro Bianco di 80 pagine nel quale denuncia in Ucraina ”rilevanti violazioni di massa dei diritti umani” da parte delle ”forze ultranazionaliste, estremiste e neonaziste”, invitando la comunità internazionale a reagire in modo adeguato e senza partito preso per evitare ”conseguenze distruttive per la pace, la stabilità e lo sviluppo democratico dell’Europa”. Nel libro, basato su notizie di stampa, dichiarazioni ufficiali, testimonianze, si documentano vari episodi tra fine novembre e fine marzo, dalle ”ingerenze negli affari interni di uno Stato sovrano” (per le visite a Kiev di responsabili europei e americani) alle violenze dei paramilitari dell’ultradestra ucraina di ‘Pravi Sektor’, sino agli ”odiosi tentativi di annientare la cultura russa” nell’Ucraina dell’est. Washington, dal canto suo, continua a puntare il dito sui filorussi (e su Mosca), anche se il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha preferito parlare in generale di ”violenze inaccettabili” in Ucraina, aggiungendo che ”i responsabili dovranno essere assicurati alla giustizia”. Al Cremlino, intanto, è atteso domani il presidente di turno dell’Osce, Didier Burkhalter, per discutere con Putin una serie di tavole rotonde sotto il patrocinio della stessa Osce per facilitare un dialogo nazionale prima delle presidenziali del 25 maggio, come ha spiegato un portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel. Quest’ultima intanto ha condiviso la proposta del suo ministro degli esteri Frank-Walter Steinmeier per una seconda conferenza di Ginevra, dopo il fallimento della prima: questa volta si tratterebbe di formalizzare impegni precisi e definire le modalità per trovare prima una tregua e poi una soluzione politica al conflitto. Anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, si è detto disponibile a offrire la sua mediazione, ”se necessario”. Si muove anche il ministro degli esteri britannico, William Hague, atteso domani a Kiev. Il 13 maggio, invece, la Commissione europea riceverà a Bruxelles una delegazione del governo ucraino guidata dal premier Arseni Iatseniuk, per l’esame delle misure di sostegno a Kiev. Due giorni prima, però, sono previsti i referendum separatisti nelle regioni di Donetsk e Lugansk, dove si continua a combattere. E dove il governatore-oligarca della vicina regione di Dnipropetrovsk, il chiacchierato Igor Koloimiski, quarto uomo più ricco d’Ucraina secondo Forbes, è stato costretto a sospendere l’attività cash delle filiali della sua Privat bank, prese di mira dai ribelli dopo che aveva messo una taglia di 10 mila dollari per ogni sabotatore catturato. L’11 maggio si annuncia quindi come una data chiave, un possibile punto di non ritorno. Ecco perché l’esercito ucraino stringe il suo assedio a Sloviansk, avanzando a poco a poco verso il centro, ma tra incertezze e cautele, accusando i miliziani filorussi di farsi scudo dei civili e di incendiare le case. A Odessa, invece, Kiev ha di fatto commissariato l’inaffidabile polizia locale mandando uno speciale battaglione di agenti, formato da attivisti civili, dopo i tragici scontri tra antigovernativi e nazionalisti ucraini dei giorni scorsi e la strage di filorussi nel rogo del Palazzo dei Sindacati. (Claudio Salvalaggio/Ansa)

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