Rinnovo Comites, il regolamento arriva alla Commissione esteri del Senato

Pubblicato il 05 maggio 2014 da redazione

ROMA. – Arriva in Commissione Affari Esteri del Senato il Regolamento sulle elezioni dei Comites.  Il testo – Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente regolamento recante modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 2003, n. 395, in materia di Comitati degli italiani all’estero – sarà esaminato in sede consultiva, per il parere previsto dalla legge. Relatore in Commissione il senatore Pd Claudio Micheloni.

18 gli articoli del regolamento – stilato durante il Governo Letta – che detta le nuove regole per il rinnovo dei Comites – atteso ormai da 5 anni – con l’introduzione del voto elettronico sia nei seggi che da remoto.

Nell’analisi dell’ufficio legislativo della Farnesina – che accompagna lo schema di regolamento – si sottolinea che “con il progetto di regolamento si vuole conseguire un risparmio immediato di risorse pubbliche per le elezioni dei Comites, rendendo, al contempo, più moderna ed efficiente la rete consolare del Ministero degli affari esteri e più sicure e rapide le procedure di voto. I voti espressi in modalità informatica e non più sulla scheda cartacea sono, infatti, immediatamente acquisiti al portale dedicato del Ministero degli affari esteri ed in nessun modo alterabili”. Il costo dell’operazione, si legge ancora, passa da 20 milioni a 2 milioni di euro.

Sul tema – si spiega – “sono stati sentiti gli uffici della rete consolare, i rappresentati del Cgie. Il Comitato di presidenza del Cgie, riservandosi di formalizzare il relativo parere, ha espresso perplessità sulla validità dello strumento proposto. Le preoccupazioni riguardano l’esiguità delle risorse disponibili per il cambiamento del sistema di voto, ritenute inadeguate per assicurare la partecipazione al voto di tutti gli aventi diritto, segnatamente sarebbero pochi i seggi allestibili e al contempo, sarebbe eccessivamente gravosa per gli elettori la consegna personale delle credenziali per il voto da remoto. In proposito, si rileva ancora una volta che limiti finanziari (€ 2.000.000) sono imposti dal decreto legge con cui sono state rinviate le elezioni dei Comites”. Secondo la Farnesina “per ovviare alle carenze evidenziate dal Cgie occorrerebbero finanziamenti attualmente non previsti”.

Il progetto da attivare per consentire il voto elettronico si chiama VELE (Voto Elettronico all’Estero) e costa, come detto, 2 milioni di euro. I voti elettronici arriveranno direttamente al Mae – “il core dell’infrastruttura hardware risiede presso il CED del Mae a Roma. In questi locali saranno ospitati, in maniera criptata e sicura, i voti spediti telematicamente da tutti gli elettori che avranno espresso la propria preferenza, sia che il connazionale abbia scelto di votare nei seggi presso gli uffici consolari sia che abbia optato per il voto tramite internet” – mentre all’estero si prevede di allestire circa 200 seggi presso gli Uffici Consolari – si prevedono “2 PC a schermo tattile per ogni seggio, il totale delle postazioni informatiche da inviare alle sedi è di 400 unità”.

Il testo già a fine 2013 aveva incassato il parere non ostativo dei Ministeri coinvolti: pubblica amministrazione e semplificazione e finanze; la relazione positiva della Ragioneria dello Stato e il parere positivo del Consiglio di Stato. Quanto al parere del Cgie, il Ministro Boschi nella lettera inviata all’inizio di aprile al Presidente del Senato Grasso, riporta che “il Ministro per gli Affari esteri, On.le Federica Mogherini, ha comunicato che in base all’articolo 3, comma 5, della legge n. 268/1989, se il Consiglio o, nei casi di urgenza, il Comitato di presidenza, non si esprime nella riunione successiva alla richiesta, “si prescinde dal parere del CGIE””.

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