Renzi apre sfida europee, è derby rabbia contro speranza

ROMA. – Non giocherà la partita del cuore, bloccato dai veti della par condicio e dagli attacchi grillini. Ma da qui al 25 maggio Matteo Renzi giocherà un match ben più importante: il “derby tra la speranza e la rabbia, tra gli sciacalli che vogliono lo sfascio e noi che vogliamo l’Italia a guida dell’Europa”. Paralleli calcistici, poco di moda all’indomani della Coppa Italia, che il premier usa per caricare il Pd ad “una mobilitazione straordinaria” e corale per le elezioni in 4106 comuni e per l’Ue. Una campagna che il leader dem vuole tutta giocata “all’attacco” e senza “timidezze”, ignorando gli insulti degli avversari ma convincendo gli elettori che solo il Pd può cambiare l’Italia e l’Europa. A chi “si butta con istinto felino” sulle debolezze del paese e sulle tragedie, Renzi chiede a parlamentari e dirigenti di esaltare la proposta, a partire dalle riforme messe in atto dal governo. E nel giorno in cui incassa l’unità, elettorale, del Pd, il premier prova a convincere i “professoroni” sulla bontà di una nuova architettura istituzionale e del fatto che cambiare, come da più parti gli è stato rimproverato, “non e’ nè autoritarismo ne’ esercizio violento della cosa pubblica”. Ma è l’unico modo perchè l’Italia diventi credibile in Europa altrimenti per Renzi “resta, anzi diventi il fanalino di coda”. Il premier sostiene che le elezioni di maggio non saranno un modo per rafforzare il governo o “un sondaggio sui ministri”. Ma gli slogan come gli argomenti per convincere gli elettori sono tutti incentrati sulla rivoluzione messa in atto dall’esecutivo per cambiare il paese. E sulla contrapposizione tra “noi che siamo il ragionamento e loro che sono l’invettiva, noi che siamo il dialogo e loro l’insulto, noi che siamo la proposta e loro lo sfascio”. Dove il “loro”, il rivale da sconfiggere, sono i gufi che vogliono fermare il cambiamento e, in politica, Beppe Grillo, lo “sciacallo” che vuole le macerie del paese. Ed è la piazza il luogo in cui il leader Pd chiede ai suoi di vincere la sfida perchè “la sfida della politica la prendiamo tutta in pieno”. Lui, seppur premier, farà campagna nelle principali città al voto, Firenze e Bari, e strappare il Piemonte alla Lega. “Ma da solo – tende la mano – non ce la faccio e vi chiedo di stare al fianco dei candidati e delle candidate anche nei luoghi dove sarebbe illogico andare perchè la partita è difficile”. Ma la campagna elettorale non è l’unico luogo in cui Renzi smussa il suo decisionismo per aprire al dialogo. E per la prima volta affronta alcuni dei “professoroni” che avevano criticato le riforme istituzionali, anche se al seminario danno forfait i pasdaran come Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky. E qui il premier, pur aprendo ad un confronto “a 360 gradi”, fa l’elogio della decisione e dei “tempi certi”. Altrimenti “se a fronte di un reiterato problema non si da’ una soluzione all’altezza delle aspettative e delle promesse si perde il legame diretto con gli elettori”. Ed è per restituire credibilità alla politica “e non per paura del confronto e della discussione” che il premier vuole tagliare il traguardo, portando a casa entro l’estate l’Italicum e la prima lettura del Senato delle Autonomie. Anche perche, ammette, aver rinunciato alla promessa dell’ok alla riforma del Senato entro il 25 maggio gli è già “costato politicamente e anche politicamente”. (ANSA).
FEL/

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