Juve: Stadium snob, poi la festa si accende

TORINO. – Già campione, mai sazia. La Juventus scudettata non molla la corsa al record di punti: con l’1-0 sull’Atalanta – gol di Padoin, in campo tutte le ‘seconde linee’, compreso Pepe che in questo campionato non aveva mai giocato un solo minuto – vola a quota 96, ad un solo punto dal primato dell’Inter, vicinissima al tetto dei 100, l’unico obiettivo che la Roma può ancora negarle. Finisce con il giro del campo di tutta la Juventus, al 18/o successo in casa su 18, dopo gli abbracci tra i giocatori, con Conte che porta per mano la figlioletta che saltella con la maglia bianconera numero 2. Tutto lo stadio applaude e urla “Siamo noi, i campioni dell’Italia siamo noi”, sul sottofondo di un brano di rock duro. Il tripudio finale ravviva finalmente una serata fino a quel momento un po’ anonima, con i rincalzi al posto dei big e un’Atalanta da tempo già in vacanza o quasi. Anche ad uno scudetto, infatti, ci si può fare il callo, soprattutto se è il terzo consecutivo, il 32/o della storia (verdetti della giustizia sportiva a parte) ed era annunciato da tempo. Così la serata che ci si può aspettare scoppiettante di festa, con lo stadio entusiasta e senza un posto libero, in realtà si trasforma – fino all’apoteosi finale – in un’appendice un po’ incolore e noiosa alla domenica del trionfo, con più di un vuoto nello ‘Juventus Stadium’. Ma è lunedì e le coreografie e lo spettacolo sono rinviate ad un un’altra domenica, i 18 maggio, giorno della consegna della coppa dello scudetto e del giro per la città del pullman scoperto con i campioni tra la folla. Un po’ di colore lo accende la curva sud, dove vengono agitate le bandierine bianche, rosse e verdi. In quella stessa curva si mescolano i buoni propositi e le cattive abitudini: nel settore inferiore compare lo striscione “Onore ai caduti di Superga”. Un bell’omaggio, all’indomani delle celebrazioni granata per il 65/o della tragedia del Grande Torino. U gesto che in molti negli altri settori dello ‘Stadium’ sottolineano con un applauso. E alcuni, addirittura, si alzano in piedi. Peccato che nell’ultimo anello altri ultrà juventini vogliano prendere le distanze, esponendo un messaggio di tenore diverso: “La morte come il rispetto sono uguali per tutti, l’onore solo per i caduti bianconeri”. Peccato ancor di più che si ripetano i cori contro i napoletani e contro i tifosi del Torino. Poi è tutto un coro per i campioni, con l’invito a Conte: “Resta con noi”, ed alla società “Pogba non si vende”. E’ ancora una volta Tevez, il più applaudito, a suonare la carica – perché anche questa partita va vinta – e non è n caso che con l’Apache in campo arrivi il gol, firmato da Padoin, uno che ha fatto tanta panchina e si è preso anche fischi, non sempre meritati. C’è un po’ di gloria, infine, per Pepe: gli infortuni l’hanno allontanato dalla scena ed in due stagioni in serie A ha messo insieme due presenze e mezz’ora di gioco scarso. Ma questa sera la festa è anche per lui. (Renato Botto/ANSA)