Camusso sfida il governo: “Senza confronto non è democrazia”

Pubblicato il 06 maggio 2014 da redazione

RIMINI – “Quattro sfide al governo”, su lavoro, pensioni, ammortizzatori sociali e fisco: temi che “non sono in cima all’agenda politica attuale” e che, invece, vanno riportati “al centro dell’attenzione”. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, le lancia aprendo il XVII congresso nazionale, attacca e chiede all’esecutivo di “cambiare verso” davvero. Premette di non avere “la vocazione al soggiorno nella sala verde” di Palazzo Chigi fine a se stessa, ma avverte sui rischi, per la stessa democrazia, dell’assenza di concertazione e della “autosufficienza” del governo nel percorso di riforme, come accaduto per gli esodati, “figli del disprezzo delle competenze”. A distanza arriva la replica del premier Matteo Renzi: i sindacati devono capire che la musica è cambiata. La disoccupazione che sfiora il 13% (oltre il 42% tra i giovani) è il dato della “sconfitta del sistema e delle scelte da cui ripartire”, sottolinea Camusso. “Al fenomeno sempre più allarmante della disoccupazione giovanile si è aggiunto quello dei cinquantenni espulsi dal mondo del lavoro con il rischio di alimentare gravi fratture sociali”, sottolinea il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in un messaggio alla Cgil, a cui chiede iniziative per “contribuire al superamento” della crisi. Camusso non cita mai per nome il premier (solo in un passaggio delle 28 pagine della relazione fa riferimento “all’attuale presidente del Consiglio” proprio quando parla di concertazione), che non partecipa al congresso. In platea, oltre ai 953 delegati e ai numerosi ospiti, ci sono per il governo il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che al termine della relazione rileva come siano “emersi stimoli importanti e utili accanto ad elementi di diffidenza e pregiudizio che forse scontano una difficoltà nel confronto, ma si possono superare”. Nel parterre molti esponenti del Pd, dall’ex segretario del partito e numero uno del sindacato Guglielmo Epifani all’ex premier Massimo D’Alema, dal responsabile economico Filippo Taddei a Stefano Fassina. Presenti anche i leader di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, da cui Camusso incassa il sostegno nell’azione sulle proposte specifiche e sul ruolo del sindacato. Mentre il leader della Fiom, Maurizio Landini, si prepara a formalizzare il dissenso rispetto alla linea-Camusso presentando il documento alternativo. Si apre così la strada alla chiusura non unitaria del congresso. Dal palco Camusso conferma il giudizio negativo sul dl lavoro ribadendo che aumenta la precarietà, e soprattutto punta il dito contro “l’idea di un’autosufficienza del governo” (che “contrastiamo e contrasteremo”), che “nega il ruolo di partecipazione e di sostanziamento della democrazia”. Che sta determinando “una torsione democratica verso la governabilità a scapito della partecipazione”. Augurandosi che ciò “non produca nuove vittime” delle leggi di riforma, vedi esodati. L’attacco è alla “insofferenza” verso la concertazione, registrata da “più governi a questa parte”. Senza la quale, comunque, “non ci sentiamo orfani, ma protagonisti”, perché “la capacità di far valere le ragioni non viene meno”, considerata “la nostra storia, funzione e radici”. Di qui l’asse con Cisl e Uil: il sindacato è “importante per ritornare sulla strada dello sviluppo economico e democratico”, dice Bonanni. Così come Angeletti: “Senza i sindacati le riforme è difficile farle. Non è vero – evidenzia – che noi siamo contro le riforme”. Nello specifico delle quattro sfide al governo (quattro come i lati del quadrato rosso della Cgil), su cui “aprire una vera e propria vertenza” e proposte anche a Cisl e Uil, il numero uno della Cgil propone sul fronte degli ammortizzatori di unificare cig ordinaria e straordinaria “per tutti i settori e dimensioni di impresa a contribuzione”. Chiede una riforma delle pensioni che “abbia al centro una prospettiva dignitosa per i giovani, i precari”, risolvendo anche il problema degli esodati. Il contrasto al lavoro povero e la richiesta che “si faccia davvero un contratto unico, la mediazione giusta tra flessibilizzazione contrattata e certezze per i lavoratori”. Sul fisco parte dalla lotta all’evasione, ripristinando anche il reato di falso in bilancio e portando la soglia di tracciabilità a 300 euro.

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