Kiev chiede aiuto per il voto, e l’Osce propone una tregua

MOSCA. – Le armi in Ucraina hanno taciuto per un giorno, lasciando il posto alla diplomazia internazionale per tentare di disinnescare la guerra civile nel russofono Donbass, mentre Kiev chiede aiuto alla comunità internazionale per garantire le presidenziali e l’Osce propone una tregua per il voto. Nel fuoco delle accuse incrociate, non sono mancate bordate come quella del presidente della Duma russa Serghiei Narishkin, che a Belgrado ha accusato “un piccolo gruppo di avventuristi” al potere a Kiev di un “genocidio del popolo russo e ucraino”. Crocevia della nuova tela diplomatica Vienna, dove una trentina di ministri degli Esteri, tra cui quello russo Serghiei Lavrov e quello ucraino Andrii Deschizia, si sono ritrovati per una riunione del consiglio d’Europa, mentre a Roma il G7 confermava la “propria determinazione di assicurare diversi tipi di assistenza di cui l’Ucraina ha bisogno per rafforzare la propria sicurezza energetica”. Lavrov ha aperto alla proposta del ministro tedesco Frank-Walter Steinmeier – incontrato all’aeroporto della capitale austriaca – per una seconda conferenza di Ginevra, pur con un certo scetticismo: a suo avviso, infatti, mantenere lo stesso formato, “senza la partecipazione dell’opposizione al regime di Kiev, probabilmente non aggiungerà nulla”. Sarà come “girare intorno”. Nello stesso tempo, secondo Lavrov, “ci sono ancora delle chance di attuare gli obiettivi” della prima conferenza di Ginevra e “il primo passo per la de-escalation deve essere l’annullamento dell’ordine di usare l’esercito contro il popolo”. Tutta l’attenzione è concentrata ora sulle presidenziali del 25 maggio, con cui Kiev vuole legittimare la rivoluzione del Maidan. L’Occidente accusa Mosca di volerle boicottare soffiando sul fuoco della rivolta ma Lavrov ha replicato che “l’Ucraina non è l’Afghanistan”, definendo “abbastanza insolito” tenere le presidenziali mentre l’esercito è usato contro la popolazione. Deschizia invece ha confermato la volontà di tenere le elezioni e ha chiesto l’aiuto della comunità internazionale per monitorarle con osservatori internazionali e “fare il possibile per eliminare le minacce e le provocazioni esterne sostenute dalla Russia”. Dal canto suo il presidente di turno dell’Osce, Didier Burkhalter, che sarà ricevuto da Putin al Cremlino, ha lanciato da Vienna un appello per un “cessate il fuoco per le elezioni”. “Se non si tengono le presidenziali, ci sarà il caos e il rischio di una guerra civile”, ha ammonito il presidente francese Francois Hollande. Gli ha fatto eco Steinmeier: “Le immagini che ci arrivano sono terribili e, soprattutto dopo la tragedia di Odessa, non siamo più lontani da un conflitto militare in Ucraina”. Secondo il gen. Philip Breedlove, comandante delle forze Nato in Europa, “ora Putin è in grado di raggiungere i suoi obiettivi nell’est dell’Ucraina senza dover attraversare le frontiere con le sue truppe”, gli basterà “continuare a fare ciò che fa: discreditare il governo, provocare il caos e tentare di preparare il terreno per un movimento separatista”. Intanto il leader del Cremlino si prepara a suggellare con la sua presenza alla parata del 9 maggio a Sebastopoli l’annessione della Crimea, dove il ministro della Difesa ha annunciato un potenziamento della flotta russa del Mar Nero con un investimento di 1,75 miliardi di euro entro il 2020. A Sloviansk infine, bastione dei secessionisti filorussi, è calma tesa in una giornata di tregua dopo i violenti scontri dell’altro giorno, nei quali secondo Kiev sono stati uccisi oltre 30 ribelli, tra cui crimeani, russi e ceceni. L’aeroporto del capoluogo, a Donetsk, ha sospeso per varie ore tutti i voli, sullo sfondo di tensioni che arrivano sino al Mar Nero, a Odessa, dove il governatore regionale Volodymyr Nemyrovskiy è stato silurato per i tragici scontri del 2 maggio, con oltre 40 morti tra i filorussi nel rogo della Casa dei sindacati e quasi una cinquantina di dispersi. Al suo posto è stato nominato Igor Palytsa, uomo del neo governatore di Dnipropetrovsk, l’oligarca Igor Koloimiski, sostenitore delle nuove autorità di Kiev. Nel timore di incidenti, a Odessa è stata cancellata la parata del 9 maggio, come a Kiev, dove sono stati allestiti nuovi checkpoint per prevenire il traffico di armi ed esplosivi in questi giorni festivi. All’ex premier Iulia Timochenko, ora candidata presidenziale, è stata invece rafforzata la scorta: per i servizi segreti ci sono serie minacce alla sua vita. (Claudio Salvalaggio/Ansa)

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