Ucraina: Putin apre, rinviare referendum separatista est

Pubblicato il 07 maggio 2014 da redazione

MOSCA. – Ad un passo dall’abisso della guerra civile in Ucraina, che ha registrato altri 4 morti a Mariupol, lo zar Putin fa il “beau geste” che riaccende le speranze di pacificazione e mette il turbo alla Borsa di Mosca (+4% circa): rivolgendosi direttamente per la prima volta ai separatisti filorussi del Donbass, ha chiesto il rinvio del loro referendum indipendentista previsto l’11 maggio “per creare le condizioni necessarie al dialogo” diretto tra Kiev e i rappresentanti del sud-est, nella convinzione che questo sia “l’elemento chiave della soluzione” della crisi. La prima reazione ufficiale di Kiev è stata comunque dura: “Putin vende vento” perché non si può rinviare “ciò che non era previsto”, ha commentato il premier Arseni Iatseniuk, negando qualsiasi legittimità della consultazione. Ma uno dei leader dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, Denis Pushilin, ha annunciato che la proposta di Putin verrà messa al voto al consiglio popolare: “Noi rispettiamo la posizione di Putin, lui è un politico molto equilibrato”. Difficile che venga respinta. Non è questo l’unico segnale distensivo del leader del Cremlino dopo le “ampie convergenze” registrate in un incontro a Mosca con il presidente di turno dell’Osce, Didier Burkhalter, che a sua volta ha proposto ai quattro firmatari dell’accordo di Ginevra (Usa, Russia, Ue e Ucraina) una roadmap con “passi concreti” e quattro punti principali: cessate il fuoco, de-escalation della tensione, dialogo tra le parti interessate e presidenziali. Putin ha aperto anche alle presidenziali del 25 maggio, per le quali Burkhalter ha promesso l’invio sino a mille osservatori: “Sono un passo nella direzione giusta, ma non possono risolvere nulla se tutti i cittadini non capiranno come saranno garantiti i loro diritti dopo le elezioni”. Il presidente russo ha annunciato inoltre che le truppe russe sono state ritirate dal confine ucraino e si trovano ora in non meglio precisati poligoni per “esercitazioni regolari”: “Il ripiegamento è facilmente verificabile con i moderni mezzi di ricognizione, dallo spazio si vede tutto”, ha sottolineato. Ma il Pentagono e la Casa Bianca smentiscono: “Non abbiamo visto alcun cambiamento”, ha commentato un portavoce della Difesa americana, il colonnello Steve Warren. Putin si è detto d’accordo anche con la proposta, avanzata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel in un colloquio telefonico della scorsa settimana di organizzare sotto forma di tavola rotonda un dialogo tra Kiev e i rappresentanti dell’Ucraina sud-orientale. La Merkel ha invitato anche il miliardario e candidato favorito per la presidenza ucraina, Petro Poroshenko, oggi in visita a Berlino, al dialogo con i separatisti filo-russi. Tra le condizioni poste da Putin per la distensione, c’è però lo stop immediato da parte di Kiev all’operazione militare nel sud-est, come chiesto anche dal consiglio comunale di Donetsk. Operazione che negli ultimi due giorni di fatto è entrata quasi in stallo, a parte il blitz con cui l’esercito ha riconquistato il municipio di Mariupol, sul mare di Azov, uccidendo quattro ribelli e arrestandone 16. Ma resta congelato l’assedio alla roccaforte della protesta, Slovianks, nei cui pressi si è fatto vedere anche il premier Arseni Iatseniuk per incoraggiare i soldati. E vicino a Sloviansk c’è stato un altro segnale di distensione, con il primo scambio di prigionieri: tre ufficiali dell’unità speciale anti-terrorismo ucraina Alfa in cambio di tre esponenti filorussi, tra cui il governatore popolare dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, Pavel Gubarev. Una liberazione, quest’ultima, che ha ricevuto il plauso di Putin, secondo cui però ora devono essere rilasciati “tutti i detenuti politici”. La tensione comunque rimane alta. Anche la città ucraina orientale di Kharkiv, come già Kiev e Odessa, ha deciso infatti di cancellare la parata del 9 maggio che celebra la vittoria sovietica contro il nazismo: lo ha annunciato il governatore (filo Kiev) della regione Igor Baruta, per evitare possibili “provocazioni”. Trattandosi di una festa patriottica, il “Giorno della vittoria” è occasione di vanto per russi e filorussi ma non per tutti gli ucraini: in particolare non per i nazionalisti, che tra i loro eroi hanno Stepan Bandera, alleato dei nazisti. Intanto Kiev si consola incassando la prima tranche di un prestito biennale di 3,19 miliardi di dollari nell’ambito di un piano di aiuti di 17 miliardi di dollari deciso recentemente dal Fmi. Ma a fine mese c’è da pagare la salatissima bolletta del gas a Gazprom. (Claudio Salvalaggio/Ansa)

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