La giornata politica: Tutto è rinviato all’esito delle elezioni europee

Pubblicato il 07 maggio 2014 da redazione

ROMA. – Dalla battaglia notturna a palazzo Madama sulla riforma del Senato emerge una sola certezza: il patto del Nazareno, per ora, regge. Ma è un patto che somiglia sempre più ad un romanzo a puntate. Tutto è rinviato all’esito delle elezioni europee, come lascia intendere il fatto che ci sarà tempo per presentare emendamenti fino al 23 maggio, cioè all’immediata vigilia del voto. La vera partita comincerà dopo. In sostanza Matteo Renzi e Silvio Berlusconi hanno preso tempo. Dal ”pasticcio procedurale” in commissione Affari costituzionali, infatti, sono venuti fuori un ordine del giorno del leghista Calderoli che rappresenta una vera e propria controriforma federalista (è un documento di puro indirizzo, votato però anche da Forza Italia) e l’adozione come testo base della discussione del disegno di legge del governo che va in tutt’altra direzione (molto più vincolante e anch’esso votato dal grosso degli azzurri). I berlusconiani sostengono di aver salvato l’esecutivo, che sul suo progetto pone una implicita questione di fiducia: come ha spiegato il Cavaliere, Fi non voleva essere accusata di affondare le riforme, venendo meno al patto con il Rottamatore. Denis Verdini, grande tessitore dell’intesa a due, assicura che l’accordo regge, ma che ci saranno nuovi sviluppi. Che cosa significa? Semplicemente che l’orizzonte politico è cupo. I sondaggi segnalano lo stallo di Forza Italia attorno a quota 20 per cento, la difficoltà di sfondamento nell’area dell’ astensionismo e della delusione, e soprattutto una costante crescita del Movimento 5 Stelle che riempie le piazze italiane. Beppe Grillo ha preannunciato di voler portare a Roma, per la chiusura della campagna elettorale, milioni di persone. Si dice sicuro che il M5S diverrà il primo partito italiano: in tal caso è pronto a chiedere elezioni politiche anticipate e le dimissioni di Napolitano, grande sponsor del governo Renzi. Il pericolo è concreto. Il sottosegretario Graziano Delrio, fedelissimo del premier, ammette che se Pd e Nuovo centrodestra dovessero conseguire un risultato deludente (magari con gli alfaniani incapaci di superare la soglia psicologica del 5 per cento nonostante l’apporto dell’Udc), si porrebbe un problema serio per tutto l’esecutivo. Con ogni evidenza sarebbe impossibile parlare di orizzonte di legislatura. Ciò spiega l’insistenza di Berlusconi nel ventilare un possibile appoggio alla maggioranza: ufficialmente solo nel caso la situazione economica dovesse diventare ”catastrofica”, in realtà in previsione della necessità di arginare un eventuale tsunami grillino con le larghe intese. Certo, come spiega Massimo D’Alema il Pd non è pronto ad un ingresso di Forza Italia nella maggioranza: il confine si ferma all’intesa sulle riforme istituzionali. Tuttavia l’ondata euroscettica sta crescendo con forza in tutta Europa. E’ un’onda di piena. In Gran Bretagna il partito antieuropeo (Ukip) è in testa ai sondaggi, in Francia si teme lo sfondamento di Marine Le Pen, in Olanda la situazione è simile. Il fatto che Grillo non si sia schierato con nessuna di queste forze (a differenza della Lega) non rassicura nessuno. Come ha dimostrato il voto al Senato, l’esito dell’accelerazione renziana non era scontato (Finocchiaro): Berlusconi non ha torto nel rivendicare il ruolo determinante svolto dai suoi di fronte ad una dissidenza interna del Pd che a palazzo Madama sembra avere la sua roccaforte. L’interrogativo è se il patto con il segretario del Pd potrebbe comunque sopravvivere ad una sconfitta del centrodestra tale da imporre un profondo ripensamento. Renzi per il momento bilancia la frenata sulle riforme con la fiducia ottenuta sul decreto lavoro. Provvedimento molto atteso dal mondo economico e che costituisce uno dei piatti forti del rilancio economico. I grillini hanno improvvisato al Senato una protesta show ammanettandosi e esibendo magliette con la scritta ”schiavi mai”. Parlano alla pancia del Paese che protesta per la carenza di lavoro e a quella vasta fetta di elettorato che pretende una ricontrattazione del fiscal compact e dei vincoli di bilancio. Forza Italia su questa linea non è lontana (Fitto). E prima o poi anche Renzi dovrà spiegare come la pensa esattamente, in vista del semestre italiano di presidenza Ue. (di Pierfrancesco Frerè /Ansa)

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