Libia: Assassinato capo 007 dell’est a Bengasi

ROMA. – La Libia sprofonda sempre più nell’anarchia e nella violenza: il capo dei servizi segreti nell’est del Paese è stato assassinato a colpi di pistola a Bengasi, capoluogo della travagliata, autonomista e petrolifera Cirenaica, nell’ultimo di una catena di attentati che, dalla caduta di Muammar Gheddafi nel 2011, ha eliminato militari, poliziotti, giudici, diplomatici e uomini dei servizi segreti. Il colonnello Ibrahim Al-Senoussi Akila è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco da sconosciuti mentre era alla guida della sua automobile fuori dall’ospedale di Bengasi ed è stato raggiunto da almeno due proiettili, di cui uno fatale, al collo. Lo scorso dicembre il capo degli 007 militari di Bengasi era stato assassinato a Derna. Un attentato, come i precedenti, non rivendicato, ma che il potere centrale di Tripoli attribuisce a estremisti islamici. Lo scorso marzo il governo provvisorio ha riconosciuto che la Libia è sotto attacco da parte di terroristi, in particolare a Bengasi e a Derna, ed ha lanciato la sua “guerra al terrorismo”. Sotto i riflettori è di nuovo la Cirenaica, i cui ribelli autonomisti che da dieci mesi bloccano i siti petroliferi, accusando il governo di corruzione nella vendita del greggio.

Ma la Cirenaica, al di là dell’autoproclamato governo autonomista, è preda di milizie, tutte nate durante la guerra civile contro Gheddafi, che si contendono il potere locale, ed è pervasa da un terrorismo islamico crescente, il cui gruppo più organizzato è quello di Ansal al-Sharia. Ed è piena di armi. Il blocco dei porti e l’interruzione di produzione ed esportazione del greggio ha messo in ginocchio l’economia libica, con perdite per oltre 10 miliardi di euro in un Paese che dipende primariamente dal petrolio e una produzione scesa dagli 1,6 milioni dell’era Ghedddafi ai 250.000 barili al giorno di oggi.