Putin in Crimea sfida Occidente. Nato, sull’orlo del baratro

SEBASTOPOLI (CRIMEA).- L’urlo di gioia delle migliaia di persone assiepate a Sebastopoli ha accolto l’arrivo del presidente russo Vladimir Putin, preceduto dallo sfrecciare in cielo di decine di aerei militari, caccia, bombardieri, elicotteri da combattimento. Poi 9 mig che hanno dato vita a una spettacolare esercitazione, con i motori a reazione che inondavano piazza Nahimov, il simbolo della rivolta della città contro Kiev. Ma il presidente è costretto a incassare le bordate dell’Occidente, con la Nato che bolla la tappa a Sebastopoli come una “visita inopportuna”, mentre per la Casa Bianca la visita “non farà altro che esacerbare le tensioni”. “Per noi l’annessione della Russia è illegale e illegittima, per noi la Crimea è un territorio dell’Ucraina”, ha tuonato il segretario della Nato, Rasmussen. Ma Putin a Sebastopoli è a casa: “Il ritorno della Crimea alla Russia ristabilisce la verità storica”, ha detto il presidente, che il 18 marzo scorso ha violentemente attaccato la decisione di Nikita Krusciov, che nel 1954 “regalò” la Penisola a Kiev. “E’ stata una scelta dettata da motivazioni e interessi personali”, ha detto Putin alla Duma russa, nel discorso in cui di fatto è stata ratificata la scelta referendaria, che con un roboante plebiscito quasi generale, i sì del 16 marzo hanno sfondato il 95%, con un’affluenza altrettanto da brivido oltre l’85%, pari a un milione e mezzo di voti. Intanto si apre un nuovo drammatico fronte militare: 21 i morti a Mariupol, a sud di Donetsk, la regione già teatro degli scontri di Sloviansk. I filorussi, nonostante l’invito dello stesso Putin, vanno avanti con il proprio referendum, da tenersi domenica 11 maggio. Stando alla versione di Kiev, circa 60 filorussi armati hanno attaccato la caserma locale della polizia, secondo altre fonti l’edificio era invece in mano agli insorti ed è stato attaccato dalle truppe fedeli a Kiev. Alcuni media locali, citando il deputato radicale Oleg Liashko, sostengono che un cecchino ha ucciso il comandante dei volontari pro-Kiev di Dnipropetrovsk Serghii Demidenko, mentre il comandante locale della Guardia nazionale sarebbe “seriamente ferito”. La testata online 0629.ua scrive che, secondo alcuni testimoni, i filorussi avrebbero “preso il cadavere di Demidenko” e gli avrebbero “tagliato le orecchie e cavato gli occhi”. Non c’è però nessuna conferma di questa notizia. Mentre si contano i morti, Sebastopoli guarda in cielo, con i mig tornati a sfrecciare in serata, poi i fuochi d’artificio. Ovunque si balla, si canta, al suono del rock and roll, del pop e della musica classica. Rassiya Rassiya, hanno intonato a migliaia, stretti come cavallette davanti alle recinzioni di una piazza isolata da una massicccia presenza militare. La giornata della vittoria, che a Sebastopoli ha un sapore doppio perché il 9 maggio si celebra la liberazione della città, nel 1944, si era aperta con la parata di centinaia di militari e civili, molti con le divise storiche dell’Armata Rossa. Quasi 150mila persone hanno preso d’assalto viali e balconi per assistere alla parata, mentre è impossibile stimare le presenze per l’arrivo di Putin, molto probabilmente di lunga superiore alle 300 mila persone. A Sebastopoli sono infatti arrivati migliaia, soprattutto giovani, per una festa molto sentita, condita dalla presenza del presidente russo, anticipata da giorni ma mai confermata ufficialmente. In città vanno a ruba le magliette del “grande leader” in tenuta mimetica. E’ chiaro che il sentimento di rivalsa covato a Mosca e non solo lì dopo il crollo dell’Urss sta prendendo piede. In tanti sperano che si ritorni a quella Russia capace di tenere testa all’Occidente. I giovani gridano “Mir”, pace, ma chissà se si riuscirà a mantenere questo come slogan. (Claudio Accogli/Ansa)