Esperti Usa in Nigeria per la liberazione delle ragazze rapite

Pubblicato il 09 maggio 2014 da redazione

IL CAIRO. – Non solo tweet e appelli. Gli esperti americani promessi da Obama sono giunti  in Nigeria per collaborare con il governo nella ricerca delle oltre 200 studentesse nigeriane in mano a Boko Haram. E la vicenda, che ha scosso la comunità internazionale, ha fatto rompere il silenzio che si era autoimposta per il lutto a Gra&Daggera Machel, la vedova di Nelson Mandela, che si è unita alle tante voci alzatesi per salvare le ragazze. E’ passato quasi un mese dal rapimento di 276 liceali, tra i 12 e i 18 anni, in una scuola femminile di Chibok, nel nord-est del Paese, da parte di Boko Haram. E adesso, sulle forze di sicurezza nigeriane pesa l’ombra di non aver fatto tutto il possibile per evitarlo. Secondo Amnesty International, che cita “testimonianze schiaccianti”, l’esercito era stato avvertito di un possibile attacco di Boko Haram contro il liceo, almeno quattro ore prima dell’effettivo blitz, ma non ha preso alcuna misura per impedirlo. Inoltre il ministro dell’Informazione nigeriano, Labaran Maku, ha ammesso che potrebbero esserci infiltrazioni di Boko Haram nei servizi di sicurezza nigeriani. E sulle accuse di Amnesty ha aggiunto: “Ho i miei dubbi sul documento sul caso ma investigheremo”. L’intelligence americana ritiene che le ragazze siano state divise in piccoli gruppi, mentre secondo l’ex premier britannico Gordon Brown, oggi inviato Onu per l’istruzione, la ricerca deve essere portata avanti in Niger, Camerun e Ciad prima che vengano disperse in tutta l’Africa. Il presidente nigeriano Goodluck Jonathan si è detto invece convinto che le ragazze siano ancora nel paese e speranzoso di “conquistare i terroristi”. Questa vicenda, ha aggiunto, sarà “l’inizio della fine per il terrore nel Paese”. Dalla comunità internazionale intanto si moltiplicano gli sforzi per sostenere le autorità nigeriane. Diplomazie e governi non solo occidentali, guidati dall’Onu, con la benedizione del capo dell’universita’-moschea cairota Al Azhar, massima autorita’ teologica sunnita, hanno condannato con energia le azioni di Boko Haram. “Profonda indignazione” è stata espressa anche dal Consiglio di sicurezza dell’Onu ed il segretario generale Ban Ki-moon ha deciso di inviare un rappresentante di alto livello in Nigeria per discutere su come le Nazioni Unite possano sostenere gli sforzi del governo. Quanto alle motivazioni del rapimento, le analisi seguono linee differenti: tra gli osservatori internazionali c’e’ chi sostiene che si tratti del tentativo di far compiere al movimento un salto di qualita’ a livello internazionale, voluto dall”’irriducibile e privo di scrupoli” Abubhakar Shekau – magari con la solidarieta’, se non l’aiuto, di forze qaediste o di altri gruppi islamici radicali di Algeria e Somalia – in un piano che mira a destabilizzare il debole governo di Abuja. Per altri si tratterebbe invece di un tragico tentativo di diffondere con forza il credo islamico, sia pur con la violenza che i teologi sunniti di Al Azhar escludono sia predicata e voluta dal vero Islam. Un riferimento si puo’ cogliere nel significato della sigla ‘Boko Haram’, e cioe’ ‘L’educazione occidentale e’ peccato’, peraltro modificata da altri aderenti al movimento, che privilegiano la definizione di ‘Jama’tu Ahlis Aunna Lidda’awati wal-Jihad’, ‘il popolo impegnato nella diffusione dell’insegnamento del profeta Maometto e del jihad’. (Remigio Benni/ANSA)

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