Camila Giorgi all’esame Cibulkova

ROMA – Camila Giorgi ha intenzione di dare il massimo. Dietro il suo sorriso angelico si nascondono grinta e forza di un leone. Sa che la sorte è stata piuttosto crudele in occasione del sorteggio, ma non ha nessuna intenzione di darsi per vinta nell’incontro che la vedrà impegnata nel corso della giornata di lunedì contro la slovacca Dominika Cibulková, testa di serie numero 9 del torneo.

E così, la nostra azzurra è stata tra i primi atleti a presentarsi questa mattina per un’intensa sessione di allenamento contro un’altra giovane stella molto attesa qui a Roma: la canadese Eugenie Bouchard.

Le due hanno regalato sin dai primi scambi la sensazione di voler fare sul serio. Un nutrito pubblico, animato non soltanto dalla tecnica delle due splendide protagoniste, si è intrattenuto per offrire supporto ed incoraggiamento all’azzurra.

Sotto lo sguardo attento del papà ed allenatore Sergio, persona squisita ed eccentrica che con la sua simpatia ha immediatamente conquistato l’affetto di tutti, la marchigiana ha giocato senza soste per circa due ore ed una volta riposta la racchetta in borsa si è fermata per scambiare due chiacchiere in esclusiva con noi de La Voce d’Italia.

Tutti gli appassionati di tennis conoscono Camila Giorgi. Ma non tutti sanno che ha alle sue spalle una coppia di genitori argentini trasferitisi in Italia poco prima della sua nascita. Classe 1991, si avvicina dapprima alla ginnastica artistica, ma rimane ben presto stregata dal tennis, sport già praticato dai suoi fratelli maggiori. È proprio papà Sergio a sottoporla a duri allenamenti che tuttavia non la scoraggiano assolutamente. “Copiavo i metodi dei suoi maestri di ginnastica ucraini. Lei piangeva, ma resisteva. Già a tre anni e mezzo, quando i suoi compagni cadevano e dovevano abbandonare l’esercizio, lei restava”, racconta Sergio in un’intervista del 2005 rilasciata a Domenico Quirico. Tanta tenacia e aggressività in campo le valgono i complimenti di Adriano Panatta, che a 7 anni la paragona ad Agassi.

Ecco le sue parole.

– Buongiorno Camila e, prima di ogni altra cosa, benvenuta a Roma! Forse non lo sai, ma in Venezuela sei un già un idolo…(sorride). Vorrei chiederti subito quanto ha inciso sulla tua crescita personale e professionale questa tua doppia “anima” italo-argentina?

– Mi fà piacere che tu me lo chieda. Sai che i miei genitori sono argentini, anche se in realtà ho vissuto sempre qui in Italia. Sono stata laggiù soltanto una volta, ma questa è senz’altro una bella cosa. Un grande valore aggiunto.

– Restando in tema di America Latina, come saprai in Venezuela è presente una numerosa Comunità di nostri connazionali che, in particolare dalle strutture del Centro Italiano-Venezuelano, segue il tennis molto da vicino e con grande passione. Sei mai stata a Caracas? Ti piacerebbe un giorno giocare un esibizione per loro?

– Non sono mai stata in Venezuela, ma certo, mi piacerebbe molto!

– Veniamo al tuo tennis. Qual’è il tuo colpo migliore e, viceversa, quello in cui senti di dover migliorare ancora?

– Penso che dovrei migliorare ogni colpo. Sempre. Ad ogni modo, il mio colpo migliore è il dritto anche se in realtà non ho grosse preferenze.

– Ti abbiamo vista piena di grinta sul campo, hai giocato molto bene, e domani affronti la Cibulková, testa di serie numero 9. Una sfida che ti spaventa un po’ o che, al contrario, rappresenta una buona scusa per fare bene?

– Non mi spaventa. Una partita come altre. Logicamente bisogna giocarle e se faccio le cose bene non ci saranno problemi.

Camila sorride e scappa in doccia. Ma non prima di aver mandato un grosso bacio a tutti gli amici italo-venezuelani. In bocca al lupo!

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