Geithner rivela presunte trame per far cadere il governo di Berlusconi

Pubblicato il 13 maggio 2014 da redazione

ROMA  – Questa è la mia rivincita. La conferma che nel 2011 c’è stato un Colpo di Stato. Silvio Berlusconi è livido nel leggere quanto rivelato dall’ex ministro del Tesoro del primo governo Obama Timothy Geithner sulle presunte trame ordite da funzionari europei per fa cadere il governo guidato dal Cavaliere. E così in un nuovo tour mediatico (intervista al Corriere.it, al Tg5, e poi al quotidiano il Foglio) l’ex capo del governo è incontenibile:

– Sono stato vittima di un complotto e con me è stata messa in discussione anche la sovranità dell’Italia.

Berlusconi non fa trasparire in pubblico tutta la rabbia che ha dentro per quanto trapelato dagli Stati Uniti. Anzi, si affretta a ribadire più e più volte di “non essere per nulla sorpreso ” da quanto detto dall’ex ministro dell’economia americano.

– Già nel giugno del 2011, quando ancora non era scoppiato l’imbroglio degli spread, il Presidente della Repubblica Napolitano riceveva Monti e Passera, come é stato scritto, per scegliere i tecnici di un nuovo governo tecnico.

In privato però la reazione è bene diversa.

– Ora – è stato il ragionamento fatto con i fedelissimi – voglio vedere cosa dirà il Quirinale e come replicheranno a Bruxelles.

Il Cavaliere con i suoi si dice consapevole che questa storia non sposterà un voto, ma chiede comunque ai vertice azzurro di alzare il polverone. E così da Forza Italia parte il fuoco di fila con la richiesta di una commissione d’inchiesta parlamentare sui fatti del 2011 ed un chiarimento da parte del governo.

– Renzi venga a riferire in Parlamento – dice Renato Brunetta pronto a chiamare in causa anche Giorgio Napolitano.

– Gli ho scritto una lettera – fa sapere – proprio per sapere cosa intenda fare.

Già perchè è proprio il Capo dello Stato che l’ex capo del governo ha sempre chiamato in causa bollandolo come “regista” dell’operazione che portò alle sue dimissioni. Dal Quirinale non trapela nessuna replica, così come dalla Casa Bianca.

–  No comment – è il massimo che fanno sapere dallo staff del presidente americano.

Anche la linea del governo italiano è quella di non intervenire sulla questione.

– Abbiamo voltato pagina, non è utile tornare su questi eventi – si limita a dire il ministro degli Esteri Federica Mogherini. A palazzo Grazioli però la pensano diversamente, tanto che il Cavaliere coglie ogni occasione per ricordare come sono andati i fatti:

– I magistrati che mi hanno perseguitato una vita senza prove li chiamerebbero ‘riscontri’ del colpo di Stato.

L’idea però che la vicenda possa avere dei riscontri positivi sui sondaggi non sembra convincere Berlusconi, pronto però a “sfruttare” in termini di voti a Forza Italia la “delusione degli elettori verso Matteo Renzi”. L’ex capo del governo non nasconde lo scetticismo per il governo guidato dal leader del Pd tanto, raccontano da Forza Italia, da averne parlato nei giorni scorsi con il Colle. Il Cavaliere è sempre più convinto che le elezioni politiche si avvicinano perchè il presidente del Consiglio è sempre più impantanato, anche sul fronte del rilancio dell’economia: Le persone iniziano ad essere stanche degli annunci – è stato il ragionamento fatto a via del Plebiscito – e le riforme non sono certo un tema che Matteo può giocarsi per coprire l’aumento delle tasse.

Gli Usa volevano l’Italia sotto tutela

Se complotto c’è stato, le istituzioni europee non vi hanno preso parte. Anzi, sono state “quasi sole” nel difendere l’Italia da “qualcuno”, come gli Stati Uniti (ma non solo), che al G20 di Cannes del 2011 voleva metterla “in amministrazione controllata” facendole accettare una linea di credito del Fmi che avrebbe messo in crisi Berlusconi. Così i vertici di Bruxelles respingono al mittente i sospetti rilanciati da Timothy Geithner nelle sue memorie.

Qualificate fonti proclamano l’innocenza delle istituzioni europee. E rimandano la palla nel campo degli Stati Uniti facendo notare che al vertice G20 di Cannes – quando Berlusconi fu messo sotto pressione da Obama, Merkel e Sarkozy in un incontro a quattro – “gli americani erano estremamente preoccupati” ed “intervennero pesantemente perché temevano le conseguenze” di una crisi dell’Eurozona e “insistevano perché l’Italia accettasse una linea di credito del Fondo monetario internazionale”.

– Una scelta che la Ue non considerava appropriata per l’Italia. In quella situazione – sottolineano le fonti – Barroso sostenne Berlusconi, non in quanto persona ma come rappresentante dell’Italia, perché assieme a Van Rompuy e Rehn riteneva che la situazione dovesse essere risolta all’interno dell’Eurozona.

A Bruxelles in questi anni sono circolate molte ricostruzioni dei fatti tra il 2010 ed il 2011. Tanto che la portavoce della Commissione, Pia Ahrenkilde, ieri dava poca importanza alla domanda sulla tesi dell’ex segretario di stato americano al Tesoro su una pressione di dirigente europei su Obama perché facesse cadere il governo Berlusconi (“di libri se ne scrivono tanti”) e chiudeva l’argomento con un “no comment”.

Ma in serata, vista la bufera montata in Italia, è tornata sulla questione facendo notare che proprio il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, aveva già ricostruito quei passaggi venerdì scorso a Firenze. Le parole del portoghese, rilette in controluce, lasciano intendere che all’epoca non furono solo gli Usa a fare pressione.

– Al G20 in Francia c’era una tendenza o un tentativo di qualcuno di mettere l’Italia sotto la diretta supervisione del Fmi, ma sarebbe stato un disastro – disse Barroso, aggiungendo :

– Noi siamo stati quasi soli a dire che questo non doveva accadere.

E se da una parte aveva affermato che Obama “fece un corso accelerato di Euro” e poi “capì che avevamo ragione”, dall’altra “ci fu qualcuno che fece del suo meglio per mettere l’Italia sotto la diretta tutela del Fmi”. Una soluzione che per Bruxelles “avrebbe messo in pericolo l’intera Eurozona”.

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