Riforme in stand-by

ROMA  – Le riforme vengono messe in frigorifero fino alle elezioni europee del 25 maggio anche dal punto di vista formale: la commissione Affari costituzionali del Senato ha infatti deciso di far slittare il termine per gli emendamenti dal 23 al 28 maggio, ed anche la Giunta per il Regolamento di Palazzo Madama ha rinviato a dopo le urne il pronunciamento su un ricorso di Roberto Calderoli contro l’adozione del ddl del governo come testo base.

Ma in Giunta Fi si è schierata con Pd e Ncd, rinsaldando quindi il patto Renzi-Berlusconi, come sostengono anche le opposizioni. Proprio in Giunta si è registrato il fatto politicamente più significativo della giornata. Era stata convocata dal presidente Pietro Grasso per pronunciarsi su un ricorso di Calderoli. Secondo l’esponente della Lega il voto con cui la Commissione affari costituzionali del Senato ha adottato il 7 maggio scorso il ddl Renzi-Boschi come testo base delle riforme non era valido perché poco prima era stato approvato un ordine del giorno dello stesso Calderoli che contrastava il ddl in vari punti, a cominciare dall’elezione diretta del futuro Senato.

In Giunta, come ha riferito il capogruppo del Pd Luigi Zanda, la maggioranza ha sostenuto la tesi che i due voti erano di natura diversa, perché l’ordine del giorno è un documento di indirizzo dei futuri lavori, mentre l’adozione di un testo base è una deliberazione su un testo normativo. Ma a fianco di Pd, Ncd, Sc e Autonomie linguistiche si sono schierati i tre senatori di Forza Italia, che pure avevano votato l’odg Calderoli. Questi si è trovato in minoranza assieme a M5s e Sel. Grasso per evitare una frattura sull’interpretazione del Regolamento ha rinviato “per approfondimenti”.

L’esponente leghista è uscito dalla riunione visibilmente contrariato parlando di “uno scellerato patto del Nazareno” tra Renzi e Berlusconi, così come hanno fatto i capigruppo di M5S Maurizio Buccarella e di Sel Loredana De Petris.

– La richiesta di Calderoli – ha detto Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali – a mio avviso è destituita di ogni fondamento. E non ha interferenze con il procedimento dei lavori sulle riforme.

E infatti la commissione ha proseguito le proprie audizioni, decidendo poi di far slittare il termine per gli emendamenti al 28 maggio.

Contro le riforme del governo è tornato Stefano Rodotà, prima in audizione alla Commissione affari costituzionali, e poi a un convegno della lista Tsipras: per lui l’accoppiata riforme-Italicum porterebbe a “una riduzione drammatica della rappresentanza”, con un sistema in cui “le elezioni servirebbero non a rappresentare il popolo ma solo a investire il Governo”. Ma un altro costituzionalista audito in Commissione, Stefano Ceccanti, ha invitato a superare “la sindrome del Tiranno”.

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