La Giornata politica: La “pistola fumante” di Silvio Berlusconi

ROMA- Il caso Geithner è piombato nel bel mezzo della campagna elettorale e ha fornito a Silvio Berlusconi un ottimo leit-motiv per rivitalizzare la sua strategia un po’ stagnante. Il Cavaliere pensa di avere in mano la ”pistola fumante”, cioè la prova del complotto orchestrato nel 2011 dal tandem Merkel-Sarkozy per sbalzarlo di sella, aprendo la strada al commissariamento del nostro Paese da parte della Troika. Si dice furioso e disgustato per quello che definisce un attentato alla sovranità nazionale. E’ una lettura che il Quirinale respinge con nettezza: il capo dello Stato, si fa sapere, non è mai venuto a conoscenza di pressioni di tale natura, Berlusconi lasciò ”liberamente e responsabilmente” con motivazioni di carattere parlamentare e politico.

La maggioranza infatti era venuta meno, come ricorda Massimo D’Alema, e l’allora premier era ritenuto dalla Ue un ostacolo per il risanamento della disastrata economia nazionale. E’ un minimalismo che si scontra tuttavia con la ricostruzione che della caduta del governo di centrodestra fa l’ex ministro del Tesoro americano (secondo il quale Obama non si volle ”sporcare le mani del sangue di Berlusconi”) e soprattutto con il silenzio della Casa Bianca, notoriamente ostile alla linea dell’austerity di Berlino che ha portato ai risultati che conosciamo.

Matteo Renzi sembra essersi reso conto che le rivelazioni di Geithner rappresentano una sorta di bomba ad orologeria e si tiene prudentemente a distanza dall’ordigno, evitando commenti. Però la campagna elettorale si è surriscaldata proprio attorno al problema dell’invadenza dell’euroburocrazia e della miopia del rigorismo di Bruxelles ed è difficile camminare ai confini della polemica senza farsene travolgere, soprattutto nel momento in cui il suo principale alleato, Angelino Alfano, tiene una posizione di mezza apertura alla commissione d’inchiesta pretesa da Forza Italia. Il bombardamento mediatico di Beppe Grillo contro l’euro e l’ Unione impone comunque delle risposte.

Il Rottamatore, che nel semestre italiano di presidenza della Ue vorrebbe tentare l’ allentamento dei vincoli di bilancio in un’ottica concordata con la Germania, appare così stretto tra le pulsioni della destra e del centro (anche Alfano chiede all’Europa di fare una cura dimagrante tagliando le sue spese faraoniche), e il pericolo di un appiattimento sulla linea dell’euroscetticismo che è bandiera dei suoi avversari.

Su un fatto il premier ha cambiato opinione: le elezioni del 25 maggio saranno uno ”spartiacque politico”, mentre fino a qualche settimana fa sottolineava che non avrebbero avuto effetto sul governo, riguardando solo il rinnovo del Parlamento europeo. Invece il testa a testa con Grillo si è rivelato così importante da indurlo a pronosticare che stavolta il Pd salirà sul gradino più alto del podio a differenza delle ultime politiche. Renzi parla di una ”congiunzione astrale” così favorevole all’Italia (tra rinnovo del Parlamento e delle cariche, presidenza italiana, nuova politica della crescita) da non poter essere assolutamente trascurata. Il premier aggiunge che l’Italia è in grado di fare un ottimo lavoro utilizzando meglio i fondi europei e sganciandoli dal patto di stabilità, assicura che dicono bugie coloro che negano l’esistenza delle risorse, sembra persino pronto a mettere in discussione il patto del Nazareno se il Cav si dovesse rivelare una palla al piede per suoi motivi interni (”Sulle riforme non indietreggeremo di un passo”).

In questo gioco degli specchi è difficile distinguere i tatticismi elettorali dalla realtà delle cose. L’orizzonte si schiarirà solo dopo il voto. Ma certo la minaccia di Berlusconi di appoggiare le riforme alla giornata (”con Renzi gli accordi sono inutili”) è stata colta al balzo dai centristi per rivendicare l’autosufficienza della maggioranza. Ncd, Udc e Scelta civica pensano che sia meglio raggiungere prima un accordo di governo e poi allargarlo a chi ci sta. Un modo per ridimensionare l’asse Renzi-Berlusconi: questa area è in fondo quella del Ppe e dei liberali europei e Alfano ha fatto sapere di puntare a una rifondazione del centrodestra in cui Fi non svolga più un ruolo dominante. Può farlo anche perché il Cav non ha ancora spiegato come mai sia rimasto nel Ppe dominato dalla sua grande nemica Merkel. Segno che anche in Europa c’è ancora molto da scoprire.

Pierfrancesco Frerè (Ansa)

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