Pil: Ue a macchia leopardo. Germania va, Francia ferma

BRUXELLES – Dopo i primi dati diffusi oggi da Eurostat sul pil dei primi tre mesi del 2014, a festeggiare è solo la Germania: il suo +0,8% è il risultato migliore tra i 18 paesi della moneta unica, molto lontano dalla Francia che resta ferma a zero, e dall’Italia, terza economia dell’Eurozona, che torna negativa a -0,1%. Senza contare gli altri ‘nordici’ alleati della Germania, cioè Olanda e Finlandia, che registrano un calo della crescita sorprendente anche per la Commissione europea.

In generale tutta la zona Euro cresce meno delle attese: gli analisti si aspettavano uno 0,4% in questo primo trimestre, che invece si ferma a 0,2%. Stesso dato dell’ultimo trimestre del 2013, segno per la Commissione Ue che la ripresa c’è ma “è graduale”, e bisogna stare attenti a “non rallentare sul sentiero delle riforme” perché la situazione è evidentemente ancora molto fragile. Come conferma anche la caduta della produzione industriale registrata ieri sempre da Eurostat. E mentre le Borse vanno in negativo dopo i dati deludenti sulla crescita, la Commissione Ue cerca di non creare allarmismi:

Dai dati sul pil emerge un quadro misto”, vanno “presi con cautela, non illustrano un trend”, ha detto Simon O’Connor, portavoce del commissario Ue agli affari economici. Ma anche Bruxelles vede quello che con preoccupazione notano tutti gli analisti: solo alcune grandi economie come Gran Bretagna e Germania che crescono “più rapide del previsto” (+0,8%), la Francia è in stagnazione, “la Spagna è in linea con le previsioni (+0,4%), i Paesi dell’Est come Polonia, Ungheria e Slovacchia sono in ripresa (+1,1% le prime due e +0,6% la terza)”. Mentre va molto male l’Olanda (-1,4%), che ha avuto “un calo significativo dovuto a fattori una tantum” secondo Bruxelles, e anche la Finlandia scende di nuovo di 0,4%, come il trimestre precedente.

Torna a contrarsi anche il Portogallo (-0,7%) dopo un anno di segno più, mentre Cipro resta negativo (-0,7%). Queste scarse performance della prima parte dell’anno gettano dubbi sulla credibilità della ripresa in Europa. Tutto questo, legato all’inflazione ancora molto bassa, mette ancora di più sotto pressione la Bce, affinché allenti la sua politica monetaria per ridurre il rischio di deflazione in un’economia che cresce pochissimo.