La giornata politica: Con un occhio all’economia

ROMA – L’improvvisa burrasca economica che si è abbattuta sull’Italia rischia di aprire una falla pericolosa nel vascello governativo. Sebbene sulla tolda di comando l’ordine sia quello di tenere i nervi a posto, si intuiscono le preoccupazioni dell’equipaggio. Le ammette lo stesso sottosegretario Delrio, il collaboratore più stretto di Renzi, dicendo che i dati non sono sorprendenti e che è proprio per questo motivo che si è lanciata una politica di svolta. Eppure è chiaro che il ritorno alla decrescita, in parallelo a Germania e Gran Bretagna in piena espansione, costituisce un pericolo mortale per il premier innovatore. Si sa infatti che gli 80 euro in più in busta paga ai lavoratori dipendenti avranno una ricaduta sui consumi solo a lunga gittata; e anche la riforma del lavoro appena varata dalla Camera avrà bisogno di tempo per dimostrarsi convincente. Ciò consente alle opposizioni, in particolare al Movimento 5 Stelle e a Forza Italia, di accusare il Rottamatore di aver inondato il Paese di slide per puri motivi elettorali, ben sapendo che i problemi sono più complessi, in un panorama europeo tanto asimmetrico da indurre le forze euroscettiche ad ipotizzare uno scioglimento concordato della zona euro.

Un obiettivo al quale si giungerà comunque tra qualche tempo, sostiene Giorgia Meloni. Molto dipenderà a questo punto dalla reazione dei mercati nei prossimi giorni. Il balzo dello spread verso quota 180 e il tonfo di piazza Affari non inducono all’ottimismo: l’impressione è quella di un ”tuffo nel passato”, come dicono i berlusconiani, e questo non è un buon biglietto da visita nel momento in cui la campagna per le europee entra nel vivo.

Scelta civica ritiene che i risultati non avranno comunque ripercussioni nazionali anche nel caso di una forte affermazione di Beppe Grillo. E Massimo D’Alema osserva che la vera sfida è tra socialisti e conservatori, gli altri saranno chiamati solo ad … assistere. Ma è un minimalismo che potrebbe dover fare i conti con il ”sorpasso” dei grillini o con un risultato deludente dei centristi che, come dice Berlusconi, detengono la vera golden share del governo. Scenari che – se dovessero davvero prendere corpo – metterebbero sotto tensione non solo i rapporti all’interno della maggioranza, ma lo stesso cammino delle riforme le quali, secondo il Cavaliere, potrebbero anche finire a gambe all’aria.

Renzi, dopo gli slanci iniziali, si è fatto circospetto. Ha disinnescato la ”bomba Genovese” (il deputato Pd per il quale la magistratura aveva chiesto l’arresto per associazione a delinquere e truffa), imponendo al gruppo Pd di votare subito in aula senza rinvii e a voto palese per scongiurare ”imboscate” dei 5 stelle. La richiesta dei giudici è stata accolta a larghissima maggioranza dall’aula, ma i grillini possono dire di aver evitato che il voto slittasse a dopo le europee. Per i democratici si tratta di un caso giudiziario che potrebbe pesare sulla campagna elettorale.

Il premier si è tenuto a distanza anche dalla polemica sul ”caso Geithner” e sulla richiesta di Forza Italia di una commissione d’inchiesta. Berlusconi ha risposto a Napolitano che le sue dimissioni furono responsabili ma non libere: ”ci furono molte pressioni”, ha aggiunto enigmaticamente. Giovanni Toti, a nome di tutti gli azzurri, ha detto che il capo dello Stato non può cavarsela con un comunicato: come garante della Costituzione, ha spiegato, ha avuto qualche mancanza almeno sul piano dell’omesso controllo. Una storia che Fi promette di cavalcare per tutta la campagna, sebbene da Lega e Udc si faccia osservare come il Cav abbia votato la fiducia al governo Monti, voluto la riconferma di Napolitano e sia rimasto nel Ppe guidato dalla ”congiurata” Merkel.

E’ un terreno minato. L’implicito sottinteso di questo dibattito è infatti che all’Italia è stato imposto un commissariamento di fatto da parte di Bruxelles e Berlino che è ora di scardinare con una moratoria del tetto del 3 per cento del deficit e l’abbandono del fiscal compact. Lo chiedono in molti, ma Renzi in questo momento non può certo farne la sua bandiera. Il che annulla le sue possibilità di incidere sull’ area grigia del non voto e dell’euroscetticismo.

 

Pierfrancesco Frerè 

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