Europa al voto tra mille sfide, dall’Ucraina al lavoro

BRUXELLES. – Le sorti dell’Ucraina e quelle dell’Europa si intrecciano nella data del 25 maggio. Mentre la maratona elettorale notturna di Bruxelles svelerà man mano il nuovo assetto politico della torta europarlamentare, gli occhi dell’Ue saranno puntati anche sui risultati delle consultazioni presidenziali a Kiev, ritenute cruciali per trovare una via d’uscita alla situazione di conflitto. Una questione complessa quella dell’ex repubblica sovietica, che tra i suoi riflessi immediati porta una tensione stellare nei rapporti Ue-Russia, ponendo ai 28 anche l’urgenza di trovare soluzioni al rompicapo della partita energetica. Una vicenda così complicata da spingere l’ex cancelliere tedesco Helmut Schmidt ad imputare una grossa fetta di responsabilità a Bruxelles, e al tempo stesso a mettere in guardia contro i pericoli di una Terza guerra mondiale. Ma anche al di là della crisi ucraina e di altri difficili questioni di politica estera – Siria in testa – che chiedono risposte all’Europa, sono numerose le sfide interne che attendono l’Unione, a partire da crescita e occupazione. Sebbene infatti la recessione sembri essere alle spalle, la ripresa è ancora fragile e gli alti tassi di disoccupazione – soprattutto quella giovanile – preoccupano. Gli ultimi dati sul Pil dimostrano come l’intera Eurozona cresca meno delle attese e a diverse velocità. Per questo occorre proseguire con decisione sulla strada delle riforme, ma il forte malcontento degli europei nei confronti delle politiche di austerità degli ultimi anni – lo stesso che nutre l’ascesa di populisti ed euroscettici – indica la necessità di individuare una governance ammorbidita, capace di rendere gli sforzi strutturali più digeribili. L’economia però non basta. Oltre ai salvataggi bancari, ora più che mai si chiede all’Unione di avere un’anima più politica e solidale, di affrontare con coraggio grandi temi come quello dell’immigrazione, pensando a sforzi distribuiti in maniera omogenea tra tutti gli Stati membri. Anche in questo caso a suonare il campanello d’allarme è l’avanzata dei movimenti populisti e xenofobi che, approfittando di scelte mancate o sbagliate, hanno il vento in poppa e allungano la loro ombra sul Parlamento europeo. Ma a costituire una sfida sembra essere già di per sé la stessa composizione dell’assemblea Ue: si prefigura infatti un risultato che vede distanze molto risicate tra Partito popolare europeo e Socialisti europei (si parla di una manciata di seggi di differenza), che dovranno trovare accordi tra loro e con i liberaldemocratici per sostenere un candidato unico alla guida della Commissione Ue e per far fronte alla marea nera degli estremismi che sembrano essere in procinto di varcare in nutrite schiere le soglie dell’emiciclo. E una sfida è costituita anche del braccio di ferro col Consiglio Ue, che si profila all’orizzonte proprio sulla scelta del prossimo presidente della Commissione, incarico fondamentale per la direzione dell’Europa nei prossimi anni. (Patrizia Antonini/ANSA)

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