La Giornata Politica: Euroscettici in crescita

ROMA – Il potenziale del voto euroscettico è segnalato in forte crescita in tutta Europa (vedi le analisi dell’istituto Cattaneo): sono in particolare Grecia ed Italia le ”culle” di questa vera e propria bomba ad orologeria. Ciò spiega l’inclinazione di Beppe Grillo a sparare sempre più alto, con bordate che tendono a convincere l’area grigia del malcontento sociale e del non voto a dare la propria fiducia al Movimento 5 Stelle. Si tratta di persuadere chi protesta che una rivoluzione è possibile a Bruxelles e a Strasburgo, scuotendo l’albero dell’euroburocrazia.

Più che un segno di debolezza (come è interpretato da alcuni, alla luce anche della decisione di tornare dopo anni in Tv), dunque, il crescendo rossiniano di Grillo sarebbe la dimostrazione che il ”sorpasso” ai danni del Pd è ritenuto possibile solo con uno sfondamento in quel 50 per cento di elettorato che finora nei sondaggi non si è schierato.

Tuttavia per conseguire questo risultato Grillo è andato obiettivamente ”oltre” tutto: Hitler, la vivisezione e perfino la lupara bianca, tutti simboli evocati con allarmante superficialità, sempre dando per scontato che non debbano essere presi alla lettera. Il leader 5 stelle, in altre parole, sembra essersi voluto prendere uno spazio personale, indefinibile nei suoi confini e anche pericoloso, in base al semplice calcolo che i suoi due principali competitor, Renzi e Berlusconi, non lo possono seguire su tale terreno.

Non a caso il Cavaliere se ne dice allarmato e lo definisce un aspirante dittatore. Il premier invece fa sapere di non voler cedere alla demagogia grillina e di voler portare in Europa un programma diverso di crescita: si sottrae al corpo a corpo che lo farebbe scivolare su un terreno assai insidioso ma ha qualche difficoltà a far passare il messaggio che nell’Unione è possibile arginare il rigorismo tedesco. Non può che dirsi ottimista sull’esito del voto, naturalmente, e tuttavia – come scrive la stampa internazionale – rischia grosso.

Il voto di domenica prossima, infatti, ha un valore politico indiscutibile (Veltroni) e una sconfitta della sua coalizione sarebbe interpretata come una sconfessione del nuovo corso democratico. L’ala centrista (Ncd-Udc-Pi) appare un po’ debole e al suo interno c’è chi già invoca la classica ”verifica” dopo le europee (il popolare Mario Mauro). Ma soprattutto il Pd deve legittimare la maggioranza assoluta ottenuta alla Camera alle ultime politiche ben sapendo che il testa a testa con il M5S sta incrinando il presupposto su cui è nato l’Italicum (il bipolarismo tra centrosinistra e centrodestra).

Per il momento il governo incassa l’ennesima fiducia sul decreto casa e cerca di difendere la credibilità europea della manovra, sebbene lo spread abbia ricominciato a dare segno di nervosismo. Sul lavoro, argomenta il Rottamatore, è stato toccato il punto più basso, ma si cominciano a vedere i primi segnali di ripresa. Il punto debole di questa strategia è il fatto che quasi tutti i provvedimenti devono ancora avere il loro impatto sull’economia italiana. La presidenza italiana della Ue potrebbe essere un volano determinante, in coincidenza con l’intervento della Bce sui mercati preannunciato per giugno, per invertire il ciclo italiano. Ma occorre tempo e il tempo non c’è: Renzi è chiamato ad una prova al buio, fondamentalmente giocata sulla richiesta di fiducia all’elettorato. Con un voto antieuro valutato in un terzo almeno dell’elettorato (al M5S bisogna aggiungere Lega, Fratelli d’Italia e lista Tsipras), e i grillini che sbandierano sondaggi interni che li vedrebbero in testa, per il premier il compito è tutto in salita.

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