Hacker: dopo la Cina, Mosca nel mirino Usa

NEW YORK – Dopo Pechino tocca a Mosca. L’azione dell’amministrazione Obama contro gli hacker responsabili dei sempre più frequenti cyber-attacchi ai danni degli Usa non si ferma. E, secondo il Wall Street Journal, è in arrivo la formulazione di capi di accusa di rilevanza penale contro un gruppo di ‘pirati’ russi ritenuti “vicini” al Cremlino e rei di aver violato e spiato i sistemi informatici di istituzioni ed aziende americane. Mentre ancora in corso sono indagini su presunte attività analoghe da Iran e Siria.

La Casa Bianca, tramite il Dipartimento alla Giustizia, è dunque più che mai intenzionata ad andare avanti, e a seguire la stessa strada intrapresa contro cinque ufficiali cinesi, già incriminati in una vicenda penale che ha scatenato la veemente reazione di Pechino. Reazione che preoccupa non poco le aziende americane, e anche europee, che fanno affari con la Cina e che ora temono rappresaglie. E alla quale potrebbe seguire quella di Mosca, con tensioni attorno alla ‘spionaggio del web’ che nelle prossime settimane – non bastasse il clima da guerra fredda innescato dalla crisi ucraina – rischiano di salire alle stelle.

I toni, del resto, sono già infuocati. Il governo cinese è furioso per la decisione di Barack Obama di alzare il tiro contro quei cyber-attacchi che più volte lo stesso presidente americano ha denunciato. Il nuovo ambasciatore Usa a Pechino, Max Baucus, è stato convocato dal ministero degli Affari esteri che attraverso il viceministro, Zheng Zeguang, ha protestato con forza per i cinque militari presi di mira, la cui immagine in uniforme compare nelle foto dell’Fbi con la scritta ‘Wanted’, ricercati.

Un fatto inaccettabile per Pechino, che parla di “ipocrisia” e “doppi standard” da parte americana. E in campo è sceso anche il ministro della Difesa, Chang Wanquan.

– La Cina chiede agli Stati Uniti di dare spiegazioni convincenti di tutto ciò – ha affermato, ribadendo come Pechino respinga ogni accusa di illecito e puntando invece il dito sui programmi di spionaggio di massa degli Stati Uniti, come dimostrato dal Datagate. Un’accusa a cui Washington ha sempre risposto invocando differenze tra lo spiare per difendersi dal terrorismo e farlo per carpire segreti economici e commerciali.

Ma intanto, in occasione dell’incontro a Shanghai tra Xi Jinping e Vladimir Putin, Cina e Russia hanno già messo nero su bianco la loro posizione comune contro gli Usa, accusati di aver dato alla National Security Agency (Nsa) un potere di spionaggio quasi illimitato. Un asse, quello tra Xi e Putin, di cui Obama dovrà tener conto se non vuole che la sua offensiva contro gli hacker cinesi e russi si trasformi in un boomerang.

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