“Dialogo Nazionale”, il cerino in mano al Governo

Pubblicato il 20 maggio 2014 da redazione

CARACAS – L’uscio é solo socchiuso. E solo il Governo potrá aprirlo dando un segnale concreto al Paese. Questo, in sintesi, il ragionamento della “Mesa de la Unidad”. L’opposizione, infatti, ha ribadito che non tornerà a sedersi al tavolo del “dialogo nazionale finché non vedrà “azioni concrete” in risposta alle esigenze che hanno presentato ai mediatori dell’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasud) e della Santa Sede.

– Non esistono fatti nuovi che possano permetterci di cambiare la nostra posizione, per cui continuiamo a mantenerci aperti alla possibilità di dialogo ma attendiamo ancora che le promesse del governo diventino fatti – ha detto Ramon Guillermo Aveledo, segretario della “Mud”

Aveledo ha ricordato che l’opposizione ha chiesto al governo “la creazione di una commissione di inchiesta imparziale (sulla violenza che accompagna le proteste di piazza dallo scorso febbraio, che hanno causato 42 morti, Ndr), la revisione dei casi dei prigionieri politici (tra questi anche quelli del sindaco di San Diego e del suo Direttore di Polizia, i connazionali Enzo Sacarano e Salvatore Lucchese), degli esiliati e dei processati e che si ascoltino le ragioni del movimento studentesco”, che porta avanti le manifestazioni antigovernative.

– La maggior parte dei cittadini sottoposti a processo attualmente è gente presa a caso, ragazzi che stavano solo partecipando in una manifestazione, e questo si potrebbe risolvere facilmente – ha aggiunto il dirigente oppositore.

Aveledo ha ringraziato la “troika” di ministri degli Esteri dell’Unasud (Brasile, Colombia, Ecuador) e il nunzio apostolico a Caracas per il loro sforzo di mediazione. Questi “testimoni di buona fede” hanno indicato in un comunicato che esiste la “volontà delle parti” per riprendere il dialogo ma al momento non esiste nessuna data per una nuova riunione fra governo e opposizione.

Lo scoglio principale da superare é l’atteggiamento del Governo, arroccato su posizioni inflessibili. Infatti, il presidente Nicolas Maduro ha avvertito, in piú occasioni, che non intende concedere misure di clemenza a favore dei manifestanti arrestati nelle proteste che si susseguono da febbraio.

– Chi è in prigione – ha affermato categorico – lo è perché ha violato la legge e cercato di abbattere un governo legittimo.

Il capo dello Stato ha anche avvertito gli studenti che le autoritá potrebbero valutare nuovi e piú severi provvedimenti.

Il ministro degli Esteri dell’Ecuador, Ricardo Patino, ha informato su Twitter che insieme agli altri membri della “troika” dell’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unsud) e il nunzio apostolico sono riusciti a “aprire nuovi ponti di comunicazione” e “registrare progressi in vari punti”, dopo due incontri con delegati della coalizione antigovernativa Mud (Tavolo dell’Unità Democratica).

Poche ore dopo, però, Maduro ha avuto un duro scontro con un sindaco oppositore, David Smolansky, che durante un incontro pubblico ha chiesto che i detenuti durante le proteste siano liberati.

– Lei quello che sta chiedendo è impunità, ossia la liberazione di quelli che hanno ucciso poliziotti, guardie nazionali – ha risposto il presidente – lei vuole che li premi, che li nomini ministri….no, devono andare in prigione e pagare per quello che fanno.

Quindi pare che, nonostante l’Opposizione sia orientati a non tagliare i ponti e a lasciare la porta aperta, il dialogo con il Governo si faccia sempre piú difficile.

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