Elezioni Europee, Schulz, il ruvido socialista tedesco anti-Merkel

BRUXELLES – “Non abbiamo bisogno di una democrazia che si adatta ai mercati come la signora Merkel vorrebbe, ma un mercato al servizio della democrazia”. “Non ho nulla da rimproverare personalmente a Jean Claude Juncker, ma è stata la destra a ridurre le istituzioni europee in questo stato”. “Sono stato sindaco, in Europa parliamo di milioni e miliardi di euro, ma il 96% dei cittadini vive con mille-duemila euro e dobbiamo mettere loro al centro della politica”. “Se, vincerà il Ppe ci toccheranno altri cinque anni di austerità e ingiustizie sociali”. Sono i principali cavalli di battaglia di Martin Schulz, il candidato dei socialisti alla presidenza della Commissione europea. E’ lui ad aver lanciato l’idea di una forma di elezione diretta, con l’indicazione di un candidato unico per ogni partito.

Angela Merkel non è convinta e pensa ancora di lanciare magari Cristine Lagarde quando, dalla prossima settimana, comincerà la trattativa tra i governi ed il Parlamento per scegliere il successore di Barroso. Lui esclude ribaltoni:

– Voglio essere il primo presidente eletto ed è inimmaginabile che il Parlamento approvi un nome diverso da quello di chi si è candidato – dice sfidando la cancelliera con cui però la sua Spd è al governo a Berlino e con cui dovrà forzatamente convivere anche nell’inevitabile ‘grosse Koalition’ al Parlamento europeo.

Nato il 20 dicembre 1955 a Hehlrath, nel lander minerario della Saar vicino alla frontiera tra Germania, Olanda e Belgio, ultimo dei cinque figli di “un poliziotto e musicista” che veniva da una famiglia di minatori con solide tradizioni socialiste (“mio nonno non ha mai fatto il saluto nazista”, ricorda spesso con orgoglio) e di una madre di famiglia borghese e attivista della Cdu democristiana, Schulz a 19 anni si è iscritto al partito socialdemocratico tedesco (Spd) “ispirato dai discorsi di Willy Brandt”.

Compiuti gli studi nella vicina Wurselen, Schulz giocava a pallone, ma la carriera gli fu troncata da un infortunio al ginocchio. Che lo portò all’alcolismo. La guerra con la bottiglia, la sua prima grande vittoria.

– Ma la scelta che mi ha cambiato la vita – dice – fu quella del 15 maggio 1985, quando andò alla festa in cui avrebbe conosciuto Inge, la futura moglie e madre dei suoi due figli.

Lettore onnivoro, amante di Hobsbawm e Tomasi di Lampedusa, ha fatto della sua passione il primo lavoro, quello di libraio. Il primo comizio, “un’invettiva contro Pinochet”. Il primo ruolo politico, quello di consigliere comunale di Wurselen, di cui divenne poi sindaco dal 1987 al 1998. Nel 1991 entra nel consiglio nazionale della Spd. Nel 1994 la prima elezione al Parlamento europeo.

Negli anni successivi diventa capodelegazione Spd, poi primo vicepresidente dell’intero gruppo S&D e via sempre più su fino alla carica di presidente del Parlamento all’inizio del 2012. Nell’emiciclo di Strasburgo la svolta della popolarità continentale per lo scontro con Silvio Berlusconi che nel 2003 gli dà del “kapò”.

La “ruvidità” che lui stesso si riconosce lo ha portato a leggendari scontri in aula e non solo. La polemica con Berlusconi non si è mai spenta. In campagna elettorale è scattata quella con Grillo. Schulz punta a rilanciare la crescita in Europa partendo dall’idea che “investimenti per il futuro e consolidamento dei bilanci non si escludono a vicenda”. Per battere il “credit crunch” che strangola le Pmi propone quindi un Fondo che garantisca i finanziamenti con soldi del bilancio europeo e della Bei. Poi, stop al “dumping fiscale” tra stati, accelerazione dell’agenda digitale e guerra totale all’evasione fiscale.

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