Europee, Euroscettici: La galassia si sdoppia tra Farage e Le Pen

BRUXELLES  – Saranno tanti, circa uno su quattro, ma sul peso politico degli euroscettici vecchi e nuovi del prossimo Parlamento Europeo graverà l’incognita delle alleanze, indispensabili per formare i gruppi parlamentari, decisive per i futuri equilibri. Si potranno anche vincere le elezioni a casa, come i sondaggi prevedono per il Front National di Marine Le Pen in Francia, l’Ukip di Nigel Farage in Gran Bretagna, il Pvv di Geert Wilders in Olanda, lo Fpo di Heinz-Christian Strache in Austria o il Dpp di Kristian Thulesen Dahl in Danimarca. Si potrà anche fare il botto ed avere più eurodeputati di Belgio (21) o Olanda (26), come potrebbe riuscire al Movimento 5 Stelle di Grillo e Casaleggio in Italia. Però se non ci si allea con altri partiti, in Europa il peso specifico evapora.

Certo, nelle votazioni in aula, il previsto 25% di euroscettici “all included” condizionerà l’obbligata maggioranza di larghe intese Ppe-S&D alla tedesca, guida popolare, programma condiviso con i socialisti. Juncker ha già preparato il terreno:

– Lo S&D non è un avversario, abbiamo molti punti in comune, una sola differenza, sulla riduzione del debito, per noi essenziale come la crescita.

Con i numeri previsti da PollWatch (217 Ppe, 201 S%D, 59 lib-dem Alde, 53 della sinistra radicale Gue di Tsipras, 44 Verdi, 42 conservatori dell’Ecr, 135 tra destra, euroscettici di vario genere, estrema destra e ‘nuovi partiti’) e con la maggioranza assoluta a 376, gli anti-euro obbligheranno Ppe e S&D ad andare d’accordo. Ogni bisticcio, una vittoria degli altri. Che però se non si apparenteranno non potranno influire sulla legislazione, perché l’attività a Strasburgo e Bruxelles si fonda sui ‘gruppi parlamentari’.

I ‘non iscritti’ hanno diritto di voto, ma sono di fatto ininfluenti nel processo legislativo: salvo casi particolari non possono essere relatori di dossier e per presentare anche un solo emendamento devono raccogliere almeno altre 40 firme. Una rilevanza dei “gruppi” riconosciuta anche dalla Corte di Giustizia europea come necessaria a “promuovere il dibattito” e “forgiare il consenso” in un’assemblea elettiva transnazionale come l’ Europarlamento, dove il voto fatalmente segue logiche tanto di orientamento politico quanto di interesse nazionale.

Viste le tante differenze politiche ed anche qualche rivalità personale, nella destra euroscettica da mesi sono cominciati i lavori per il riassemblaggio del puzzle. Primo traguardo, la seconda metà di giugno con la consegna delle liste ai servizi del Parlamento. Requisiti minimi richiesti per l’ ufficializzazione: almeno 25 deputati, da almeno 7 paesi diversi.

Nel passato Parlamento erano 7 le ‘famiglie’. Cresceranno di almeno una. Quella euroscettica riunita nello Efd, che era composta da principalmente da Ukip e Carroccio, sarà affiancata dalla crociata anti-euro e anti-immigrazione della Eaf (Alleanza Europea per la Libertà) lanciata da Le Pen, Wilders e Strache. Cui ha prontamente aderito la Lega di Salvini, che ha annunciato ed immediatamente ottenuto il divorzio da Farage. Alle sette nazionalità l’Eaf arriverà coi belgi del Vlaams Belang, gli slovacchi dello Sns e gli svedesi dello Sd. Al leader e fondatore dello Efd dovrebbero restare fedeli i danesi ed i Veri Finlandesi, entrambi in forte crescita, ed è proprio a Farage che potrebbero avvicinarsi tanto ‘Alternativa per la Germania’ quanto il M5S, il più “pesante” dei ‘nuovi partiti’. Che non sono tutti euroscettici (i cechi di Ano ad esempio andranno con i lib-dem dell’Alde).

La vera incognita, però, sarà la collocazione dei pentastellati. Potrebbero cominciare – come alcuni candidati dicono – restando tra i ‘non iscritti’. Dove però troverebbero la compagnia dei neonazi tedeschi e greci dello Npd e di Alba Dorata e degli antisemiti ungheresi di Jobbik. Le trattative entreranno nel vivo già la prossima settimana. Primo test, il primo luglio, con l’elezione del presidente del Parlamento europeo in apertura della prima plenaria della nuova legislatura a Strasburgo, in coincidenza con l’inaugurazione del semestre di presidenza italiana. E il giorno dopo, dibattito con Renzi in aula.

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