Colombia: domenica presidenziali, fango tra candidati

BOGOTA’ – Poco meno di 34 milioni di elettori sono chiamati domani alle urne per il primo turno delle presidenziali in Colombia, partner chiave degli Usa in America Latina, dopo una campagna segnata dal fango incrociato e da accuse reciproche tra i due favoriti: il presidente uscente, il moderato Juan Manuel Santos, e lo sfidante conservatore Oscar Ivan Zuluaga, che i sondaggi danno in virtuale parità, destinati a un probabile ballottaggio all’ultimo voto il 15 giugno.

La sfida fra Santos e Zuluaga ha lasciato in secondo piano le proposte degli altri tre candidati: Marta Lucia Ramirez (destra), Clara Lopez (sinistra) e Enrique Penalosa, ex sindaco ambientalista di Bogotà, secondo il quale l’intero dibattito politico in vista del voto è stato “solo una lotta senza quartiere fra eredi di Alvaro Uribe”, presidente dal 2002 al 2010 e attuale leader di un nuovo partito, il Centro Democratico, fondato nel gennaio dell’anno scorso.

Santos -dato come vincitore certo delle elezioni fino a poche settimane fa- è stato infatti ministro di Difesa di Uribe, che ha appoggiato la sua candidatura nel 2010, mentre Zuluaga è stato il suo ministro del Tesoro, e ora si presenta come il continuatore degli aspetti più muscolari della politica dello stesso Uribe, in contrasto con il pragmatismo del presidente uscente sopratutto riguardo a un punto cruciale: la trattativa di pace con le Forze Armate Rivoluzionarie della Colomba (Farc), avviate da Santos due anni fa e denunciata come un cedimento dall’ex presidente.

Lo scontro fra i due si è acuito a mano a mano che Zuluaga ha guadagnato terreno su Santos nei sondaggi, e gli scambi di accuse hanno toccato il massimo nel dibattito che si è tenuto giovedì sera fra i cinque candidati.

– Perché non dice la verità al paese? – ha attaccato Santos, accusando Zuluaga di poca chiarezza sul caso del video in cui lo si vede con il capo della sua campagna, Luis Alfonso Hoyos, e Andres Fernando Sepulveda, esperto elettronico e ‘hacker’ -ora in carcere per spionaggio- mentre esaminano informazioni sulla trattativa con le Farc provenienti da fonti dell’intelligence militare o perfino del Comando Sud delle forze armate Usa. ”

– E’ tutto una montatura, un attentato alla democrazia – ha replicato Zuluaga, rimproverando a sua volta Santos di non aver fatto chiarezza su Juan José Rendon, il pubblicitario venezuelano responsabile della sua campagna -ora allontanato dall’incarico- e sui 12 milioni di dollari che questi avrebbe incassato da Javier Antonio Calle Serna, un boss del narcotraffico attualmente in carcere negli Usa, per finanziare la corsa di Santos alla presidenza nel 2010.

Gli analisti sottolineano come il nodo della trattativa con le Farc -che Santos rivendica come il suo maggiore successo e Zuluaga bolla, in sintonia con la vecchia linea dura di Uribe, come “un tradimento”- e la guerra sporca sui presunti scandali incrociati abbiano monopolizzato la campagna. Senza che i candidati si esprimessero su temi urgenti per il Paese quali la lotta alla corruzione, la violenza criminale nelle zone urbane e degli ex paramilitari in quelle rurali, i problemi del sistema sanitario, la necessità d’una riforma della giustizia.