Europee: test politico per i governi di mezza Ue

BRUXELLES – Terremoti, scosse, o più semplicemente spostamenti di equilibri: le europee potrebbero riservare risvegli amari per vari esecutivi dei 28. Dall’Italia alla Gran Bretagna, dalla Francia alla Spagna, dalla Grecia alla Bulgaria, il confronto ha assunto il carattere di test politico. E anche se gli exit poll olandesi (dove si è votato giovedì) indicano che il populista e xenofobo Pvv di Geert Wilders non ha fatto breccia, la minaccia dello tsunami euroscettico resta.

Beppe Grillo col suo M5s incalza l’esecutivo di Matteo Renzi promettendo elezioni anticipate. Nonostante l’insistenza con cui premier e maggioranza ripetono che il voto di domenica non è un referendum sul governo, è chiaro che per l’ex sindaco di Firenze la partita è cruciale. Difficile immaginare che tutto possa restare immutato se il Pd non dovesse risultare il primo partito e i centristi riportare un risultato deludente.

In Gran Bretagna, dove si è votato giovedì, le consultazioni vengono considerate come il banco di prova più significativo prima delle politiche del 7 maggio 2015. A preoccupare il premier conservatore David Cameron è la cavalcata dell’euroscettico Ukip di Nigel Farage, che potrebbe diventare il primo partito, facendo scivolare i Tories al terzo posto, dopo i Laburisti.

Intanto in Francia, Marine Le Pen attende dai risultati delle urne una consacrazione del suo Front National come primo partito, con lo sguardo rivolto alle presidenziali del 2017. La leader anti-euro sogna l’Eliseo puntando a lasciarsi alle spalle i socialisti del presidente Francois Hollande e la destra neogollista (Ump) di Nicolas Sarkozy.

In Germania gli osservatori descrivono un’Angela Merkel “nervosa”. In campagna elettorale i socialdemocratici (Spd) non le hanno risparmiato le bordate e Angela guarda con preoccupazione ad un possibile spostamento di equilibri col rafforzamento di Martin Schulz. Tanto che secondo alcuni, col tentativo di dare valore relativo alle candidature per la presidenza della Commissione Ue, la cancelliera starebbe cercando anche di sminuire la campagna di Schulz.

Le consultazioni in Spagna assumono il valore di un vero e proprio esame per il governo di Mariano Rajoy e del Partito popolare (Pp), dopo quasi due anni e mezzo di legislatura e la gestione della crisi. Ma si annuncia anche un test per la capacità di rimonta del Partito socialista (Psoe) e per misurare la reale spinta separatista della Catalogna.

In Grecia, le europee coincidono con la seconda tornata delle amministrative. Anche se i leader dei due partiti al governo, il premier Antonis Samaras (Nea Dimokratia; centro-destra) ed Evanghelos Venizelos (Pasok; socialista) affermano che la stabilitá dell’esecutivo non è in discussione, Alixis Tsipras, guida del partito della sinistra radicale Syriza e candidato alla presidenza della Commissione, si dice pronto a mandare tutti a casa. E lo stesso Venizelos ha fatto sapere che la coalizione avrà fine se l’Elia (Ulivo), la formazione di cui fa parte il Pasok, non otterrá un risultato soddisfacente. Intanto crescono gli elettori di Alba Dorata, che al primo turno delle elezioni locali, ad Atene ha ottenuto il 16,11%.

In Bulgaria il confronto delle urne è una prova del fuoco per il governo di Plamen Oresharski, sostenuto da una coalizione di socialisti e partito liberale della minoranza turca Dps. In meno di un anno il principale partito di opposizione, il conservatore Gerb, ha presentato quattro mozioni di sfiducia e punta a elezioni anticipate.

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