Champions League. Madrid capitale d’Europa per una notte

Pubblicato il 23 maggio 2014 da redazione

MADRID – Real versus Atletico 55 anni dopo l’ultima semifinale di Coppa Europa disputata assieme: due squadre aspiranti al trofeo Champions League e una città, Madrid, che comunque vada sarà capitale d’Europa per una notte.

Trepidano e palpitano i cuori ‘colchoneros’ e ‘merengues’ di Madrid, sempre così diversi, mai tanto vicini. Dopo la vittoria della Liga dei rosso bianchi di Simeone, unici imbattuti nel torneo di Champions, i tifosi del Real Madrid di Ancelotti temono una doccia gelata sul sogno della decima coppa, per mano della squadra in altri tempi ribattezzata con disprezzo ‘Patetico de Madrid’.

Per l’Atletico, la coppa è un miraggio accarezzato da sempre e ancora mai toccato. “Più di un duello è lo scontro di due modi diversi di essere madrileni”, assicurano ognuno per proprio conto José Luis Ramos, da 60 anni presidente de la Peña madridista Alvarado e della Federazione di Peñas madridiste della comunità di Madrid, che ne include 199, e Bernardo Salazar, de la Peña atletica Los 50. Il club ricco dell’agiato quartiere nord di Chamartin, degli ingaggi e dei titoli record, delle star individualiste alla Cristiano Ronaldo, da un lato; dall’altro i ‘materassai’, operai del pallone, abituati a soffrire e ‘sudar la camiseta’ nello stadio Calderón, al sud di Madrid, gli ‘indiani’ dell’Atletico, ma sempre tribù, unita nella vittoria come nella sconfitta.

Presunzione contro umiltà. Oggi, più della Coppa europea nello storico derby c’è in gioco l’orgoglio di campanile e dell’appartenenza. E in ogni ufficio, bar, famiglia, perfino coppia, la madre di tutte le finali divide, accalora, oppone al ‘nemico’ in casa.

“Ma il calcio non è una guerra”, insiste José Luis Ramos. “Va vissuto con intensità e senza violenza, è una festa del calcio madrileño”. Anche Bernardo Salazar ammette che “è meraviglioso che due squadre della stessa città giochino la finale della Coppa d’Europa per la prima volta e che siano di Madrid”. E, però, rifugge i pronostici: “Vedo molto più ossessione nei madridisti per vincere la decima che noi la prima”.

Per le decine di migliaia di tifosi che non sono fra i fortunati 70.000 diretti in queste ore verso Lisbona con ogni mezzo, per seguire la finale dello stadio Da Luz, il Barnabeu e il Calderon apriranno stesera le porte, perché gli ‘hinchas’ possano seguire in diretta la finale sui maxi-schermi. Il Real ha riservato le entrate gratuite solo ai propri soci, l’Atletico le ha messe in vendita per 5 euro fra colchoneros e turisti. Per gli indecisi, i negozi di souvenir e gadget, che in questi giorni fanno affari con l’aumento del 40% dei prezzi di bandiere e gagliardetti, hanno perfino creato la sciarpa rosso-bianca-bianca, metà nei colori ‘indians’ metà ‘merengue’ da rigirare secondo l’occasione. E per la grande fiesta del calcio madrileño la Comunità di Madrid ha confermato l’installazione di uno schermo gigante al kilometro zero della capitale, nell’emblematica Puerta del Sol, nonostante le proteste del prefetto Cristina Cienfuentes: “A chi salterebbe per la testa di mettere assieme i tifosi del Boca con quelli del River nella Plaza de Mayo di Buenos Aires o quelli dell’Arsenal con quelli del Chelsea in una piazza di Londra?”, aveva dichiarato nei giorni scorsi la delegata del governo centrale. Ma sui rischi per l’ordine pubblico ha prevalso la volontà di proiettare l’immagine di Madrid come “una comunità autonoma da Champions”, come ha spiegato un portavoce. Si spera che su tutto prevalga il buon senso delle opposte tifoserie.

Intanto, nel cuore della capitale si preparano alla celebrazione del titolo anche gli dei tutelari dei due club: Nettuno e Cibeles, nelle rispettive fontane, già transennate e pronte per accogliere il tripudio che accompagnerà la squadra vincitrice. Di certo, quando l’architetto madrileno Ventura Rodriguez le progettò per incarico del re Carlo III, nel XVIII secolo, non poteva immaginare che le due opere – che distano appena 500 metri l’una dall’altra – sarebbero divenute, due secoli dopo, gli epicentri delle oceaniche celebrazioni sportive.

Vincerà Cibeles, dea frigia della terra e della fertilità, fonte di esultanza per il Real Madrid, o Nettuno, dio romano dei mari, testimone dei trionfi per l’Atletico? Comunque vada, la festa è assicurata nella capitale del calcio d’Europa.

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