Bruxelles: battaglia dura per il successore di Barroso

Pubblicato il 26 maggio 2014 da redazione

BRUXELLES  – Si annuncia dura la battaglia per la scelta del prossimo presidente della Commissione Europea. Le elezioni dei componenti del nuovo Parlamento hanno decretato la vittoria dei popolari che sostengono Jean Claude Juncker sui socialisti che sono dietro alla candidatura di Martin Schulz. Un risultato però non così netto da facilitare una scelta su cui pendono già pesanti incognite. Come quelle rappresentate da alcuni premier, che continuano a lanciare chiari segnali sulla volontà di dire l’ultima parola sulla nomina.

– E’ chiaro che se queste indicazioni saranno confermate pretendiamo la presidenza della Commissione Ue – ha detto Juncker, commentando le prime proiezioni. Una scelta che invece per il presidente del gruppo dei socialdemocratici (S&D), Hannes Swoboda, non appare affatto scontata.

– l Ppe è arrivato davanti a noi, ma ha registrato una drastica riduzione dei consensi, nell’ordine del 20-25% – ha sottolineato l’esponente socialdemocratico -. Noi saremo responsabili, ma se Juncker vuole veramente ancora assumere la presidenza, cosa per la quale avrà bisogno del nostro appoggio, dovrà accettare di cambiare le politiche europee così come hanno dimostrato di chiedere gli elettori.

Non meno combattivo si è mostrato l’altro candidato uscito battuto dalla consultazione, il liberale belga Guy Verhofstadt, alla guida del terzo gruppo al Pe. Il quale, con il pensiero più rivolto ai governi che ai suoi ormai ex concorrenti, ha detto che i suoi non accetteranno mai di appoggiare un candidato ‘esterno’ alla rosa dei nomi proposti in occasione delle elezioni dell’assemblea di Strasburgo. A complicare le cose ci sono poi le posizioni di vari premier. Un siluro nei confronti di Juncker è stato lanciato proprio da chi, il capo del governo ungherese Viktor Orban, lo dovrebbe appoggiare in virtù della sua appartenenza alla famiglia del Ppe.

– Appartengo – ha detto – al gruppo dei premier che non vogliono un automatismo nella designazione del presidente della Commissione.

In altre parole, anche se il Ppe ha vinto, Juncker non diventerà automaticamente presidente. Una posizione che si aggiunge a quella del leader inglese David Cameron, ma anche della cancelliera Angela Merkel, che non hanno mai nascosto di voler avere l’ultima parola sulla nomina del presidente dell’esecutivo comunitario. Tanto che lo stesso Cameron ha annunciato che ai primi di giugno si terrà in Svezia un mini-summit a cui interverranno, oltre a Merkel, i colleghi svedese e olandese.

Per verificare le posizioni in campo non bisognerà comunque attendere molto. Già martedì prossimo infatti i presidenti dei gruppi politici prima e i leader dei 28 poi si riuniranno a Bruxelles proprio per fare il punto della situazione alla luce dei risultati elettorali. E in base allo scenario emerso, l’ipotesi che alla fine possa passare una candidatura cosiddetta esterna come sarebbe quella dell’attuale direttore del Fondo monetario, la francese Christine Lagarde, prende sempre più quota.

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